Delegato Ais Taormina e Responsabile Eventi Ais Sicilia
A cura di Maria Grazia Pasta
Com’è nata la sua passione per il mondo del vino e qual è stato il passo decisivo che l’ha portata a diventare Sommelier?
Tutto è nato in un contesto familiare da due generazioni votato alla ristorazione e che mi ha particolarmente stimolato molto sin da quando avevo 10 anni. Mio padre è stato uno dei primi ristoratori della provincia di Messina ad inserire in una delle prime sale ricevimenti della riviera ionica messinese le prime etichette di vini siciliani e nazionali alla fine degli anni 90, ritagliando un piccolo spazio nella sala ristorante di una delle prime cellule di un’enoteca che apre poi ufficialmente al pubblico ai primi del 2000 in un locale attiguo, dove oggi si trova.Sono cresciuto tra le trasmissioni di Gambero Rosso pomeridiane e le primissime serate a tema con l’allora condotta “Arcigola – Slow Food”, dove sentivo parlare di buona cucina e di buon vino.Provare a raccontare oggi quello che è accaduto 20 anni fa’ per un trentatreenne come me è anche ritornare ad un’emozionante preistoria di ricordi che indubbiamente nel mio vissuto personale di esperienze ha lasciato il segno.Le vacanze estive vedevano come tema fisso “Le Langhe”, le uscite del fine settimana con la mia famiglia erano i primissimi incontri nelle cantine che già in quel periodo iniziavano a proporre accoglienza ai loro clienti, aprendo progressivamente le porte dell’enoturismo di oggi.Ho la foto sulla scrivania nello studio di me da piccolo con il grembiule che indossavo quando rimanevo solo in enoteca e proponevo le etichette ai clienti oggi diventati amici di famiglia che a distanza di molto tempo mi dicono che entravano solo per il piacere di ascoltarmi. Ricordo ciò, sorrido e mi commuovo col pensiero quando li incontro e mi raccontano ciò.Da lì, la faccio breve, a 12 anni sento la necessità di saperne di più e mi iscrivo con la liberatoria firmata dai miei genitori ad uno dei primi corsi di Sommelier organizzato dall’Ais a Messina.Mi sono sentito subito coinvolto e dentro un mondo che per i suoi svariati aspetti mi è sembrato straordinario e da scoprire con passione.Sorrido ancora quando l’esaminatrice della commissione durante la sessione degli scritti mi ha scambiato per il figlio di un candidato che faceva esami senza sapere che mi stavo diplomando io Sommelier all’età di 15 anni. Per i tempi fui il più giovane sommelier d’Italia.
Oggi lei è Delegato AIS Taormina e Responsabile Eventi per la Sicilia. Qual è la sfida più stimolante nel raccontare il territorio siciliano oggi?
Sì seguo dal 2016 la sezione territoriale di Taormina e da qualche anno sono anche il referente per la città di Messina dell’Associazione Italiana Sommelier Sicilia.Quest’anno è anche particolare per me perché oltre a ricorrere 10 anni da Delegato sono 20 anni di tessera Ais…lo dico con piacevole vergogna dimostrando, come mi dicono simpaticamente i miei colleghi Ais, di avere forse più età Ais che età anagrafica.Da 4 anni mi è stato affidato anche a livello regionale l’incarico di responsabile eventi per Ais Sicilia, ruolo complesso ma che ricopro con tanto impegno e spirito di abnegazione.La sfida più importante oggi per un ambasciatore della sommellerie non solo è quella di trasmettere con competenze e soprattutto umiltà questo grande universo ma è quello di ascoltare un mondo che sta cambiando in tutto ed in particolare in questo ambito dove l’aggiornamento, lo studio e le esperienza sul campo devono tenere conto delle nuove sfide dei mercati interni ed esterni, un pubblico di utenti sempre più giovane ed esigente che si approccia in maniera più informata e consapevole al bere vino e specialmente al “bere di qualità”.Il territorio siciliano è un vero laboratorio nazionale, specchio di una trasformazione plastica di un comparto sempre più dinamico e capace di raccogliere sfide grazie all’impegno di piccoli e grandi produttori che stanno rendendo sempre più attrattiva quest’isola enologica, veicolandone un’immagine di spirito imprenditoriale, qualità e rilancio di un brand legato alla valorizzazione dei suoi territori più disparati e dei suoi innumerevoli vitigni e numerose denominazioni d’origine. Dalle isole Eolie a Pantelleria, passando per l’agro di Vittoria, alle campagne di Alcamo fino alle pendici dell’Etna…giusto per citare solo alcuni aspetti.
Gestire grandi eventi richiede precisione e visione. Qual è il segreto per organizzare un appuntamento del vino che lasci davvero il segno?
La prima risposta che mi viene da dire alla sua domanda è quella di “fare squadra” ma anche di avere coraggio e visione strategica ricercando un obiettivo comune che coincide nella mission finale dell’evento stesso.Abbiamo inventato grandi eventi regionali, targati Ais Sicilia, come “MEdoc” a Messina da quattro anni giocando sul nome di un grande territorio da vino francese, il Medoc appunto, con il precipuo intento di esaltare l’areale enologico di Messina e delle sue tre Doc Faro, Mamertino e Malvasia delle Lipari…Ancora “Sicilia in Dolce” a Taormina dove abbiamo voluto celebrare le dolcezze dell’isola sia liquide che solide, proponendo un matrimonio tra chi produce vini dolci, passiti, liquorosi e vendemmie tardive nella nostra regione insieme agli artigiani del gusto, quali i nostri pasticceri siciliani, che propongono vere eccellenze dolciarie della tradizione…
Per un ragazzo o una ragazza che vogliono intraprendere la carriera di sommelier, da dove suggerisce di iniziare e quali doti non possono mancare?
Il consiglio che mi permetto di suggerire alle generazioni di ragazze e ragazzi che vogliono approcciarsi al mondo del vino è di farlo sempre con un’importante dose di curiosità e con l’umile consapevolezza di essere fisiologicamente “ignoranti in materia” quando si è giustamente ai nastri di partenza, così da potere raccogliere appieno il senso di questo straordinario orizzonte con la prospettiva socratica, eternamente attuale, del “so di non sapere”.
Come sta cambiando il modo di comunicare il vino e quali saranno a suo avviso le nuove esigenze dei consumatori nei prossimi anni?
Come già esposto prima, ci troviamo immersi in un contesto spazio temporale vorticoso, costantemente cangiante e dettato da logiche alle volte anche incomprensibili e difficili da tradurre…Il mondo del vino oggi è quello più fortemente delegittimato, oggetto di campagne comunicative errate, in una tempesta mediatica perfetta dall’inasprimento delle sanzioni per le tabelle alcolometriche che ha inevitabilmente creato un’emorragia dei consumi, alle normative europee che vogliono equipararlo quasi alla stessa stregua di un pacchetto di sigarette fino ad arrivare alle politiche internazionali sui dazi doganali e al nuovo orizzonte dei “vini dealcolati” che si propongono a dei nuovi mercati sempre più in ascesa dal punto di vista economico e commerciale.In una fase così critica e delicata, appare sempre più fondamentale il ruolo del comunicatore che deve essere un’ideale cerniera nel raccontare con professionalità e spirito critico i sacrifici dei produttori, l’identità di un luogo di produzione, la storia di uomini, le eccellenze gastronomiche e paesaggistiche di un areale grande o piccolo che sia e tanto altro ancora… Insomma con convinzione ed un briciolo di autocelebrazione possiamo asserire convintamente che il sommelier oggi è un vero e proprio “tour operator”.
Se dovesse scegliere un solo vitigno o un’etichetta che rappresenti il suo percorso professionale fino ad oggi, quale sceglierebbe e perché?
Come dicono i latini “In cauda venenum”…Che dire è sempre difficile dire dalla posizione che personalmente si ricopre quale vino piace più rispetto ad altri… ma bisogna essere altrettanto sinceri ed onesti intellettualmente, quanto meno a parer mio, dire che ci sono i vini del cuore…Sono quei vini a cui ti senti affettivamente legato e che un po’ rappresentano quei modelli a cui ti ispiri non solo per il profilo sensoriale che ne viene fuori dalla degustazione al calice ma dalla storia e dall’idea di nascita che raccontano aneddoti di audacia, visione e poi divenuti progetti ambiziosi e vincenti.Un’etichetta che può essere a tratti anche “autobiografica” per come sono arrivato e mi sono affermato in questo mondo e per come lo stesso vino sia nato dal suo produttore e sia divenuto iconico per il territorio e non solo è il “Faro Palari” dell’azienda Geraci, prodotto lungo i crinali delle colline peloritane tra i vigneti coltivati a strapiombo sul mare ed esposti ai venti dello Stretto di Messina.Vi lascio così con la “suspense” di non raccontarvelo più nei dettagli e così da invitarvi a scoprirne la sua storia ancora meglio anche perché la mia “messinesità” d’origine mi vizierebbe anche in campanilistici giudizi di sorta… Abito troppo vicino al luogo dove si produce e chi lo fa’ ha visto me per primo muovere i primi passi “sommelieristicamente” parlando.
