LO SMART WORKING NEL TURISMO POST COVID. SPAURACCHIO PER IL FUTURO O ATTREZZO DI LAVORO PER IL PRESENTE?

Articolo di Francesca Macoratti   Lo smart working. Tra etimologia e modo di dire comune. Il termine smart working è entrato nel vocabolario di noi tutti nell’arco dell’ultimo anno. Una parola forse abusata, ma che rappresenta ormai una realtà concreta a cui piano piano, o più velocemente, ci stiamo abituando. Gli attori di questa rivoluzione post – covid sono: aziende, piccole o grandi,  pubbliche amministrazioni, liberi professionisti,  addirittura insegnanti e studenti, di tutte le età. Proprio la pandemia è stata l’esca che ha generato questa nuova modalità di lavoro. Senza l’emergenza sanitaria, forse e soprattutto in Italia, tale processo non si sarebbe manifestato in tempi così accelerati e brevi. Ma esattamente cosa si intende per smart working? In modo semplicistico e nell’immaginario comune, abbiamo tradotto in italiano questo termine con l’espressione telelavoro o lavoro in remoto. In poche settimane, a inizio emergenza, abbiamo dovuto imparare a lavorare da casa, a ritagliarci uno spazio esclusivo da cui fare dirette, meeting, riunioni, almeno quando la nostra abitazione ce lo permetteva. Così, su due piedi, l’inglesismo “smart working” sembrava azzeccato per descrivere questa nuova necessità. Dietro ad un lavoro intelligente, “smart” più precisamente, c’è però ben altro. Non solo attività svolte a distanza,…

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