LE DOLCI MARCHE

Articolo di Antonio Tabarrini   La regione Marche in questi ultimi anni ha utilizzato testimonial di grandissimo carisma. Un infinito del nostro poeta più evocato, recitato dal grande Dustin Hoffman a un Vincenzo Nibali ciclista vincitore delle grandi classiche a spasso con la biciletta per le splendide colline dell’entroterra marchigiano e per finire in piena attualità l’eroe del momento, un marchigiano doc, quel Roberto Mancini allenatore dell’Italia pallonara nativo di Jesi. Lui e Federico II di Svevia.  Nonostante questo splendido territorio abbia dato i natali a grandi personaggi di ieri e di oggi, nonostante il fatto indiscutibile della sua varietà di natura e di cultura, la sua proverbiale e innata modestia le ha sempre impedito di giocare un ruolo da primattore nella geografia turistica del nostro Belpaese. Schiacciata a nord dall’esuberante Romagna e a ovest dalla religiosa e verdeggiante Umbria ha sempre sofferto storicamente l’intraprendenza altrui. Una sorta di inconsapevole timore reverenziale che credo risalga ai secoli precedenti a quando i fedeli e irreprensibili marchigiani fungevano da esattori fiscali per il potere temporale della Chiesa.  Mi piace fare questa premessa perché pochi territori sono così ricchi e completi come la regione Marche, eppure ancora oggi buona parte del patrimonio naturale,…

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