Amministratore delegato e winemaker di Donnafugata
A cura di Maria Grazia Pasta
1. Donnafugata, sin dalla sua fondazione, si è affermata come un’azienda familiare che incarna l’eccellenza artigianale e creativa del Made in Italy. Quali sono i valori fondamentali che guidano la vostra visione strategica e come si riflettono nella costante innovazione e nella ricerca dell’eccellenza che contraddistinguono il vostro brand?
Per eccellere ci impegniamo ad essere un’azienda familiare in moto perpetuo verso l’innovazione e il miglioramento continuo, per rappresentare una Sicilia del vino autentica e sostenibile.
Vogliamo esprimere ed esaltare la straordinaria ricchezza e diversità del continente vitivinicolo siciliano, e per fare questo adottiamo un approccio sartoriale per interpretare al meglio ogni territorio e dare vita a vini dalla personalità unica: dalla Tenuta tra le colline di Contessa Entellina a Pantelleria l’isola del sole e del vento, da Vittoria tra l’altopiano Ibleo e il mare alle pendici dell’Etna il vulcano attivo più alto d’Europa.
2. Il vostro approccio “sartoriale” nella produzione di vini da territori unici è un elemento distintivo di Donnafugata. Ci può raccontare come questa filosofia si traduce nella pratica quotidiana e quali sono le sfide e le opportunità di valorizzare piccole produzioni di pregio nel panorama vinicolo globale?
Ogni giorno, in vigna come in cantina, a fare la differenza è la pianificazione del lavoro e la sua perfetta esecuzione con una scrupolosa attenzione per i dettagli. A monte – e con i tempi lunghi dell’agricoltura – c’è ovviamente la scelta dei vitigni che meglio possono esprimere le proprie peculiarità e dei terreni più adatti per natura dei suoi e microclima.
Queste scelte sono legate agli obiettivi qualitativi che l’azienda si pone: dare vita a piccole produzioni di pregio che esprimano in modo distintivo il loro territorio d’origine.
Le sfide per realizzare questi obietti sono tante: in primo luogo, avere le persone che abbiamo la giusta competenza e devozione per il loro lavoro e per quello di squadra, persone che siano anche aperte all’innovazione e alla crescita professionale.
Un’altra sfida è quella di avvicinare i giovani consumatori alla cultura del vino di qualità, attraverso una comunicazione meno tecnicistica e più coinvolgente: le esperienze di enoturismo che offriamo presso le nostre cantine, ne sono un ottimo esempio.
3. Lei è stato alla guida del Consorzio di Tutela della DOC Sicilia e di Unione Italiana Vini. Con la sua vasta esperienza, quali strategie ritiene più efficaci per promuovere l’identità e la cultura del vino siciliano sui mercati internazionali, bilanciando l’autenticità territoriale con le esigenze globali?
Credo profondamente nel “fare squadra” – come Consorzi e Associazioni di categoria – tenendo nella giusta considerazione tutta la filiera vitivinicola in modo che ogni anello della catena abbia la giusta remunerazione per il proprio lavoro: non sempre ci si riesce, ma questo è l’impegno che non deve venire mai meno.
Facendo squadra, si possono raccogliere maggiori fondi per investire in campagne mirate, soprattutto all’estero, e questo è quello che abbiamo fatto con buoni risultati su alcuni vitigni simbolo della vitivinicoltura siciliana quali il Grillo ed il Nero d’Avola. Il successo di un territorio passa da uno sforzo corale.
Il brand più conosciuto che abbiamo nella nostra isola è “Sicilia”: è un valore comune a tutti i produttori e comunicarlo – oltre che attraverso la voce dei singoli produttori – con un’unica campagna lo rende ancora più forte ed efficace.
4. Il dialogo tra arte e vino è una parte integrante della vostra identità, dalle etichette d’autore alla recente collaborazione con Netflix per la serie “Il Gattopardo”. Come contribuisce questa sinergia alla costruzione del brand Donnafugata e alla narrazione della Sicilia nel mondo?
Nel dialogo con l’arte Donnafugata trova un modo di essere che la rende speciale. Innanzitutto con la scelta del nome “Donnafugata” che rimanda al romanzo Il Gattopardo e la storia della regina in fuga, che trovò rifugio là dove oggi si trovano i vigneti aziendali.
Poi con le etichette d’autore – uniche e inimitabili – ispirate da mia madre Gabriella e realizzate da oltre 30 anni dall’artista Stefano Vitale, capace di raccontare la personalità di ogni vino attraverso un immaginario femminile fantastico.
E ancora, con il progetto “Donnafugata Music&Wine”, con la partnership con Dolce&Gabbana e da ultimo con la collaborazione con Netflix per la serie “Il Gattopardo”. Il legame con la creatività e l’arte è un tratto distintivo per Donnafugata con il quale celebriamo il territorio, la cultura siciliana e il linguaggio universale della musica. Queste sinergie ci hanno permesso di arricchire la nostra comunicazione e di raggiungere un pubblico più ampio superando anche le barriere culturali e linguistiche.
5. La sostenibilità è un pilastro fondamentale della vostra filosofia e un valore sempre più rilevante per i consumatori. Come si articola la vostra strategia di sostenibilità e quali sono i principali messaggi che desiderate trasmettere al vostro pubblico?
L’impegno in favore della sostenibilità riguarda ogni fase, dalla coltivazione della vite fino al packaging e alla gestione delle risorse umane, attraverso l’utilizzo di principi che uniscono pratiche agricole responsabili, efficienza energetica e tutela della biodiversità.
Nel 2025 abbiamo pubblicato il nostro 1° Bilancio di Sostenibilità: un documento redatto attraverso un processo di rendicontazione che consente di monitorare i progressi compiuti e di garantire ai propri stakeholder un’informazione completa sul percorso di sostenibilità intrapreso.
Tante le buone pratiche in vigna: per esempio non facciamo uso di diserbanti chimici e la concimazione è solo organica. Grazie alle innovazioni rese disponibili dalle tecnologie 4.0 riusciamo ad ottimizzare le tecniche di lotta integrata: abbiamo capannine che ci permettono di monitorare in tempo reale i parametri agro-metereologici, trappole “smart” che misurano lo sviluppo delle popolazioni di insetti, sensori per valutare il fabbisogno idrico delle piante.
L’elaborazione di tutti i dati raccolti, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale, ci aiuta così prevenire e contrastare al meglio l’insorgenza di malattie della vite, e favorire la produzione di uve sane e ben mature.
Anche nel packaging abbiamo introdotto due innovazioni significative: il tappo Nomacorc Ocean, ottenuto riciclando plastica raccolta nelle zone costiere per proteggere l’ecosistema marino; la bottiglia “Cento per Cento Sicilia”, prodotta a pochi chilometri dalle nostre cantine di Marsala, da vetro riciclato in Sicilia: una bottiglia che è anche più leggera. Un esempio virtuoso di economia circolare che consente di ridurre le emissioni di CO2.
6. In qualità di agronomo e wine-maker, quale ruolo gioca la sua competenza tecnica nella visione a lungo termine di Donnafugata?
Sono in azienda dai primi anni ’90 e quindi ho alle spalle oltre 30 vendemmie – oltre a quelle fatte da giovane prima del mio ingresso ufficiale in azienda – e questo mi ha permesso di maturare un’esperienza tale da poter valutare nell’arco del tempo come le scelte agronomiche e di cantina si riflettono – a distanza di anni – sui vini. Questo si è rivelato molto utile soprattutto per apportare continui miglioramenti ai processi produttivi dei vini che vogliamo siano più longevi come il rosso Mille e una Notte e il passito Ben Ryé.
7. Come immagina l’evoluzione dell’azienda nei prossimi anni, mantenendo la fedeltà alle sue radici e ai valori fondanti, ma al contempo esplorando nuove frontiere?
Immagino un’evoluzione su più fronti: l’uso sempre più estensivo dell’agricoltura 4.0 anche grazie agli strumenti messi a disposizione dall’AI; la valorizzazione della varietà autoctone attraverso l’individuazione dei migliori biotipi grazie alle ricerche guidate dal Consorzio Doc Sicilia e le istituzioni (Assessorato Regionale Agricoltura e Università) che – come azienda – stiamo contribuendo a realizzare; la capacità in cantina di esprimere tutto il potenziale enologico delle nostre uve.
Inoltre, porteremo avanti l’obiettivo di ridurre la nostra impronta carbonica ampliando l’utilizzo di bottiglie leggere e di energia da fonti rinnovabili.
Dal punto di vista delle comunicazione, oltre al digitale che pervade le nostre vite, dobbiamo sempre dare importanza alle relazioni off-line con il trade, i media, gli opinion leader e i winelovers. A questi ultimi l’enoturismo è chiamato ad offrire esperienze sempre più diversificate, originali e memorabili.

