INTERVISTA AD ANDRÉIA DEBON: ENOCULTURA BRASILE-ITALIA

A cura di Maria Grazia Pasta

Andréia Debon, giornalista specialista in vino ed enoturismo, ci guida in un viaggio affascinante tra le crescenti tendenze del vino in Brasile e il suo profondo legame con l’Italia.

Andréia, il Brasile sta vivendo un momento di grande fermento nel mondo del vino e dell’enoturismo. Quali sono i principali cambiamenti che ha osservato e cosa spinge questo crescente interesse?

Il Brasile vive attualmente un momento di crescente interesse per il mondo del vino e dell’enoturismo, riflettendo cambiamenti significativi nelle abitudini di consumo e nelle preferenze culturali della popolazione. Tradizionalmente associato ad altre bevande, il paese sta ampliando il proprio rapporto con il vino, spinto da una nuova generazione di consumatori più informati, esigenti e aperti a esperienze sensoriali e culturali. Con la crescita dell’interesse per esperienze gastronomiche autentiche e culturali, i brasiliani si stanno distinguendo come appassionati sempre più esigenti e curiosi, alla ricerca non solo di vini di qualità, ma anche di esperienze complete che abbraccino storia, tradizione e paesaggi incantevoli, sia all’estero sia all’interno del proprio Paese – oggi il Brasile emerge come una delle destinazioni più promettenti del Nuovo Mondo nel settore del vino e dell’enoturismo. Grazie a terroir diversificati, innovazione tecnologica e una produzione sempre più qualificata, il Paese — che conta più di 30 milioni di discendenti di italiani — ha ottenuto riconoscimenti internazionali sia per la qualità dei suoi vini sia per l’esperienza unica offerta ai visitatori delle sue regioni vitivinicole.

Lei ha un legame molto forte con l’Italia, anche per via delle sue origini. Come si inserisce l’Italia in questo scenario di crescente interesse brasiliano per il vino e quali opportunità vede in questa connessione?

L’Italia, con la sua ricca eredità vitivinicola, la diversità regionale e la calorosa ospitalità, trova nel turista brasiliano l’ospite ideale: entusiasta, aperto a nuove scoperte e disposto a investire in esperienze memorabili. Inoltre, l’aumento del consumo di vino in Brasile negli ultimi anni dimostra una chiara tendenza verso la maturazione del palato e la valorizzazione del vino come parte integrante di uno stile di vita, rendendo la connessione tra Brasile e Italia ancora più naturale e promettente. Di fronte a questi scenari, in cui il turismo esperienziale acquista sempre più rilevanza, studiare vino e ospitalità è fondamentale, soprattutto per chi opera nel settore della comunicazione e desidera diventare un punto di riferimento nel proprio Paese quando si tratta di vino ed enoturismo. Sono giornalista specializzata in vino, sommelier e docente. Opero nel settore da 20 anni, e l’Italia è stato uno dei Paesi che ho visitato più frequentemente come professionista della comunicazione, sempre con l’obiettivo di mostrare ai brasiliani la diversità e la qualità dei vini italiani.

Ci ha parlato della sua lunga esperienza in Italia. Può raccontarci come è iniziato il suo percorso professionale qui e quali sono state alcune delle esperienze più significative che l’hanno segnata?

Ho iniziato il mio percorso in Italia nel 2009, quando ho ricevuto una borsa di studio per approfondire i vini e la gastronomia del Veneto. In quanto discendente di italiani (i miei bisnonni arrivarono in Brasile alla fine del XIX secolo), ho sempre avuto la curiosità di conoscere quel territorio e, già in veste di giornalista, è stato straordinario raccontare la cultura di questa parte d’Italia tanto amata dagli abitanti della mia regione – oltre l’80% delle persone della Serra Gaúcha, nello Stato del Rio Grande do Sul, sono di origine veneta. È stata quell’esperienza — trascorrendo tre mesi in una piccola località ai piedi delle Dolomiti — a farmi capire quanto la cultura del vino sia centrale per gli italiani e quanto quel nettare faccia parte della quotidianità. Diversamente dal Brasile, in Italia il vino di qualità è accessibile a tutti. Nel 2011 ho iniziato a viaggiare per l’Italia per lavoro – e da allora scrivo su vini ed enoturismo per una delle prime riviste brasiliane sul tema, la Bon Vivant. Ricordo come fosse oggi la mia prima esperienza: in Piemonte, a febbraio. Dopo 12 ore di volo mi trovavo in una delle destinazioni enogastronomiche più incredibili al mondo: le Langhe. Quelle meravigliose colline non se ne sono mai andate dalla mia memoria. Negli oltre 15 anni trascorsi tra le meraviglie del Bel Paese, mi hanno conquistata molteplici paesaggi: dalle splendide cantine con vista sulle montagne del Trentino e del Veneto, alle strutture imponenti in Lombardia, Toscana e Umbria, fino al Sud, Puglia e Sicilia, per esempio, con i suoi edifici storici, vini pregiati e gastronomia di eccellenza.

Recentemente ha lanciato il progetto “Andréia Debon Vinhos e Experiências”. Qual è l’obiettivo di questo progetto e come si lega al suo desiderio di promuovere l’Italia vinicola ai brasiliani?

Dopo aver vissuto in Italia tra il 2021 e il 2024, ho capito che il mio lavoro poteva espandersi. Io, come discendente di immigrati italiani e conoscitrice della vitivinicoltura e dell’enoturismo locali, potevo organizzare viaggi speciali per brasiliani desiderosi di studiare il vino e il territorio e di vivere esperienze nel Bel Paese, da nord a sud. Ed è proprio ciò che è accaduto: da allora ho accompagnato cinque gruppi, tra professionisti del vino ed enofili. Oggi ho un progetto chiamato Andréia Debon Vinhos e Experiências, attraverso il quale organizzo viaggi e accompagno gruppi in un’immersione nella cultura del vino in Italia. Per questo, oltre alle conoscenze accumulate in tutti questi anni, ho deciso di iscrivermi al Master in Food & Wine Management presso la Scuola Universitaria Europea per il Turismo. Il mio obiettivo? Imparare a pianificare, strutturare e implementare esperienze enoturistiche per brasiliani in Italia, oltre a promuovere vini e gastronomia italiana in Brasile. “Andréia – Debon Vinhos e Experiências – Agenzia di promozione del vino e dell’enoturismo italiana per i brasiliani” è il nome del progetto finale, che ha come obiettivo organizzare un primo viaggio in Sicilia nei primi mesi del 2026.

Ha menzionato la Sicilia come destinazione per il suo prossimo progetto. Cosa la affascina di questa regione e quali sono le sue aspettative per questo viaggio inaugurale?

Ho conosciuto la Sicilia alcuni anni fa grazie alla mia partecipazione pluriennale al Sicilia en Primeur, evento organizzato da Assovini che riunisce giornalisti e professionisti del vino da diversi Paesi per scoprire i vini delle varie regioni siciliane. In tutte queste esperienze ho incontrato progetti che uniscono sostenibilità, ospitalità e enogastronomia, spesso con soggiorni in strutture d’epoca. Ed è proprio questo che mi ha fatto innamorare di questa terra. A giugno di quest’anno ho fatto un viaggio in Sicilia organizzato dalla Strada dei Vini e Sapori dell’Etna, in collaborazione con l’Università di Catania, per conoscere il progetto Di-Vino – Innovazione Digitale, Vino e Marketing Esperienziale, finalizzato alla tutela e valorizzazione dei muri a secco dell’Etna. Abbiamo visitato cinque cantine: Benanti, Cottanera, Graci, I Custodi delle Vigne dell’Etna e Russo, tutte impegnate nella conservazione del patrimonio storico. Senza dubbio queste cantine siciliane saranno incluse nel mio progetto dedicato alla valorizzazione del territorio dell’Etna, della Sicilia, del suo popolo, dei suoi vini e della sua meravigliosa gastronomia. Sono certa che quel viaggio in Sicilia sarà il primo di molti nella nostra Bella Italia. Studiare continuamente per servire l’enoturista con efficienza è essenziale per trasformare la semplice visita a una cantina in un’esperienza memorabile — culturalmente arricchente, emotivamente coinvolgente e sostenibile. Nel mio caso, la scelta del Master in Food & Wine Management presso UET, la Scuola Universitaria Europea per il Turismo, è stata decisiva per compiere questo importante passo nella mia carriera.

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