INTERVISTA A CARMELO BONETTA – CRISTO DI CAMPOBELLO

A cura di Maria Grazia Pasta

Carmelo Bonetta: vignaiolo agrigentino che con passione e dedizione, insieme alla sua famiglia, si dedica da decenni ad una produzione vitivinicola di eccellenza.

1) Cristo di Campobello si è affermato come un faro di eccellenza nel ricco panorama vitivinicolo siciliano. Quali sono i pilastri valoriali che hanno plasmato l’identità unica del vostro brand, rendendolo un’autentica espressione del territorio? Ci sono dei momenti salienti o delle scelte cruciali nel percorso dell’azienda che ritiene siano state decisive?

Cristo di Campobello si distingue nel panorama vitivinicolo siciliano grazie a pilastri valoriali fondamentali che ne hanno plasmato l’identità. In primo luogo, l’impegno per la qualità: ogni fase della produzione, dalla cura dei vigneti alla vinificazione, è guidata dalla ricerca dell’eccellenza. 

La sostenibilità è un altro valore chiave, con pratiche agricole biologiche che rispettano l’ambiente e favoriscono la biodiversità.

L’autenticità è un altro aspetto fondamentale, poiché ogni vino racconta una storia legata alle specificità del territorio, alle sue tradizioni e alla sua cultura. La passione e il know-how della famiglia che gestisce l’azienda contribuiscono a mantenere vive queste tradizioni.

Tra i momenti salienti del nostro percorso, la valorizzazione di varietà autoctone e l’introduzione di tecniche innovative di vinificazione si sono rivelati decisivi. Queste scelte hanno permesso di posizionare Cristo di Campobello come un marchio che non solo celebra il passato, ma guarda anche al futuro, creando vini che rispecchiano la ricchezza e la complessità del nostro territorio.

2) In un mercato globale in costante fermento, dove la competizione è sempre più accesa, quali strategie di export adotta l’azienda per posizionarsi efficacemente sui mercati internazionali?

In un mercato globale dinamico e competitivo, l’azienda adotta diverse strategie di export per posizionarsi efficacemente sui mercati internazionali. Una delle principali strategie è la costruzione di relazioni solide con distributori e importatori locali, che ci permettono di comprendere meglio le specificità di ciascun mercato.

Partecipiamo anche a fiere internazionali e manifestazioni di settore, dove possiamo presentare i nostri vini e interagire direttamente con i potenziali clienti.

Infine, puntiamo sulla qualità e sull’unicità dei nostri vini, valorizzando le caratteristiche distintive del nostro territorio, per attrarre un pubblico internazionale sempre più attento e consapevole.

3) La gestione dell’identità di un brand vinicolo siciliano all’estero presenta sfide e opportunità uniche. Come riuscite a bilanciare la profonda autenticità del vostro legame con il territorio con le dinamiche e le tendenze dei mercati globali?

La gestione dell’identità di un brand vinicolo siciliano all’estero comporta certamente sfide e opportunità uniche. Per bilanciare la nostra autenticità legata al territorio con le dinamiche dei mercati globali, adottiamo un approccio strategico che mette al centro la valorizzazione delle nostre radici.

Comunichiamo la storia e la tradizione che caratterizzano i nostri vini, utilizzando narrazioni che evidenziano il legame con il nostro territorio agrigentino, così da creare un’identità forte. Anche attraverso le etichette cerchiamo di raccontare la nostra storia, rendendo il nostro marchio riconoscibile e unico.

4) Sul vostro sito si legge una frase evocativa: “Ogni vino è unico, perché nasce da una terra unica. Degustare un vino significa scoprire e conoscere un territorio.” Tra le etichette di Cristo di Campobello, ce n’è qualcuna a cui è particolarmente legato da un ricordo, un’emozione o un aneddoto relativo alla sua creazione o ad una vendemmia speciale? Quale storia ci racconterebbe di quel vino e del suo legame indissolubile con la terra che lo ha generato?

Una delle etichette a cui sono particolarmente legato è il nostro Nero d’Avola “Lu Patri”, un vino che incarna non solo le caratteristiche del territorio, ma anche emozioni e ricordi indimenticabili legati a una figura molto importante come quella di mio padre, ma anche ad un vitigno fortemente rappresentativo del nostro territorio. Il nome Lu Patri, dal dialetto siciliano “Il Padre”, nasce perché il Nero d’Avola rappresenta per noi il padre dei vitigni siciliani, ma vuole essere anche un omaggio da parte mia e di mio fratello Domenico a nostro padre, Angelo Bonetta.

Ogni sorso di questo Nero d’Avola è un viaggio sensoriale che ci riporta alle radici della nostra tradizione, alla bellezza dei paesaggi agrigentini e all’amore che mettiamo nel nostro lavoro. È un vino che non solo rappresenta la nostra azienda, ma è anche un legame indissolubile con la nostra terra, la quale continua a ispirarci e a guidarci in ogni nuova vendemmia.

5) Proiettandosi nel futuro, quali sono le visioni e le aspirazioni che guidano la sua leadership? Come immagina l’evoluzione di Cristo di Campobello nei prossimi anni, mantenendo salda la sua identità e i valori fondanti, e quali nuovi capitoli vorrebbe scrivere per la cantina e i suoi vini?

Proiettandomi nel futuro, la mia leadership è guidata da una chiara visione di crescita sostenibile e innovazione, mantenendo salda l’identità di Cristo di Campobello e i valori che ci contraddistinguono. Aspiro a far evolvere la nostra cantina in un polo di eccellenza non solo per la qualità dei nostri vini, ma anche per il nostro impegno verso la sostenibilità e la valorizzazione del territorio.

Nei prossimi anni, immagino un’espansione strategica sui mercati internazionali, dove potremo far conoscere la nostra unicità e il nostro patrimonio culturale. Vorrei esplorare nuove tecniche di viticoltura e vinificazione, magari integrando pratiche più innovative che rispettino ancora di più l’ambiente, senza mai perdere di vista le tradizioni che ci definiscono, mantenendo un forte legame con le varietà autoctone e le pratiche tradizionali.

Un altro capitolo importante che vorrei scrivere è quello della diversificazione della nostra offerta, lanciando progetti legati all’enoturismo, creando esperienze immersive che permettano ai visitatori di scoprire la bellezza della nostra terra e la passione che mettiamo in ogni bottiglia.

Infine, desidero che Cristo di Campobello diventi un esempio di comunità e collaborazione, coinvolgendo non solo il nostro team, ma anche i viticoltori locali e le nuove generazioni, per assicurare che la nostra storia continui a essere raccontata e apprezzata anche in futuro. La nostra evoluzione sarà quindi un viaggio condiviso, radicato nella nostra identità, ma aperto all’innovazione e al dialogo con il mondo.

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