A cura di Maria Grazia Pasta
Oggi lei è CEO e Co-Founder di “Fare Digital Media”. In un mercato saturo di agenzie generaliste, in che modo la vostra specializzazione nel ‘Tailor-made tourism marketing’ fa davvero la differenza per un piccolo o medio operatore?
In effetti sul panorama italiano sono davvero poche le agenzie di marketing specializzate esclusivamente nel turismo come lo siamo noi. Il valore aggiunto che questa specializzazione ci consente di dare al mercato è il fatto che in qualche modo siamo anche noi degli operatori turistici. Parliamo la stessa lingua, frequentiamo gli stessi eventi, affrontiamo le stesse problematiche che affrontano gli operatori del settore. Semplicemente, abbiamo un punto di vista diverso che ci consente da un lato di essere empatici nei confronti di chi fa impresa e lavora in questo settore, dall’altro di portare il punto di vista del marketing in ambienti dove il focus è l’ospitalità, le experience, la comunità locale, ecc.
Il vostro payoff recita: “Viaggiare è la nostra passione, il marketing digitale la nostra professione”. Com’è avvenuto il suo passaggio da viaggiatore appassionato a consulente strategico per il settore turistico? C’è stato un momento preciso in cui ha capito che questa sarebbe stata la sua strada?
Beh, il momento preciso in cui abbiamo intrapreso la strada del marketing turistico è stato il primo giorno del percorso di imprenditori. Il momento in cui ho deciso, insieme alle mie due socie Giusi e Sara, di avviare un’azienda di questo tipo è stato anche il primo momento in cui abbiamo pensato di mettere a disposizione delle imprese di settore la nostra sconfinata passione per il viaggio. Se ci pensi, chi viaggia e chi ospita sono “due facce” della medesima medaglia. È stato tutto abbastanza naturale.
Con il progetto “GenteinViaggio.it” avete creato una vera community. Secondo la sua esperienza, qual è l’errore più comune che le destinazioni o le strutture ricettive commettono oggi nel raccontarsi sui social o in generale sui canali digitali?
Ci sono destinazioni, strutture e tour operator che si raccontano anche alla grande nell’ecosistema digital. Penso che siamo giunti ad una buona maturità e consapevolezza in questo senso (compatibilmente con le risorse a disposizione…). Se devo sottolineare una pecca è forse ancora la troppa autoreferenzialità nel comunicare informazioni e messaggi che al viaggiatore interessano poco, ma che servono al “mittente” del messaggio per motivi non sempre chiari…
C’è un progetto di cui va particolarmente fiero? Qualcosa che ha realmente trasformato una località o una realtà aziendale?
Per fortuna, in poco più di 10 anni di agenzia ho diversi progetti di cui vado fiero. Per motivi molto diversi tra loro. Mi piace però segnalarne 2. Il primo è il percorso di marketing di destinazione che stiamo facendo con la rete d’imprese QuiLaigueglia, nel Ponente Ligure. Abbiamo avviato un percorso che mattoncino dopo mattoncino sta trasformando l’offerta di un borgo di 1500 abitanti sul mare da destinazione balneare a destinazione esperienziale. Qui il prodotto/attrazione non è più la sola spiaggia, ma sempre di più il paese nel suo complesso culturale, gastronomico, sportivo e naturalistico. Tanto ancora abbiamo da fare, ma tanti risultati sono anche arrivati.
L’altra esperienza che ho piacere di segnalare è quella con il tour operator di incoming in Sardegna: Sardinia Natour. Abbiamo iniziato diversi anni fa trasformando il sito web dell’azienda da vetrina a vero asset competitivo per l’acquisizione di clienti e prenotazioni e adesso stiamo lavorando ad espandere sempre più la percezione del brand sui mercati internazionali. Perché una delle cose in comune tra il marketing digitale e il turismo è che non si può stare immobili, il movimento e il dinamismo sono necessari per non perdere opportunità in un mondo che cambia così velocemente come il nostro.
Lei si occupa molto di formazione sul digitale. Spesso i piccoli operatori temono che la tecnologia renda “meno umana” l’accoglienza. Come aiuta queste aziende a capire che il digitale è in realtà un ponte per migliorare l’esperienza dell’ospite e non solo?
Il digitale, come ogni strumento a disposizione dell’uomo, può migliorare l’esperienza di viaggio degli ospiti se viene usato con cura, attenzione e rispetto delle relazioni umane. Quando il digitale diventa strumento di ottimizzazione dei processi e risparmio nei costi senza valutare l’impatto negativo che può avere nell’esperienza di viaggio di ci visita forse non lo stiamo usando al meglio.
Alla base di tutto è necessario avere consapevolezza che le nostre azioni, i nostri investimenti e i nostri strumenti hanno sempre un impatto nelle vite e nelle esperienze dei nostri visitatori. È quindi fondamentale, capire come usare ogni strumento tecnologico al meglio per tutti i soggetti della relazione viaggio-accoglienza e non solo per uno solo…
Se dovesse dare un solo consiglio essenziale a un imprenditore turistico che vuole iniziare oggi a investire seriamente nel proprio brand digitale, da dove gli suggerirebbe di partire?
Dal valorizzare se stesso e la propria identità. In un mondo in cui la tendenza al conformismo e all’uniformità delle offerte e della comunicazione è sempre più evidente, sottolineare la propria unicità è la strategia vincente. Ancora di più nell’ecosistema digitale.
