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Il turismo industriale, un'opportunità per far scoprire il made in Italy

di Ettore Ruggiero

Turismo e aziende produttive. Binomio impossibile ? Sembra proprio di no, anzi. 

Le produzioni locali (…e non solo quelle dell’eno-gastronomia) possono diventare attrazione turistica e concorrere a moltiplicare motivi di viaggio in un territorio, soprattutto nel nostro paese. 

E’ un fenomeno che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare in molti contesti internazionali, riconducibile a tutte quelle iniziative  che hanno lo scopo di promuovere la visita di impianti di produzione, musei ed archivi aziendali, villaggi e città operaie, distretti aziendali. 

E’ ciò che chiamiamo turismo industriale o turismo d’impresa. 

 

Il turismo industriale oggi è definibile come un insieme di attività volte alla conoscenza e alla scoperta dei luoghi, dei manufatti, delle strutture, dei processi e delle persone che identificano lo stile di vita e di produzione di uno specifico territorio. 

Circa la terminologia utilizzata, quella più frequente è relativa ad alcuni sinonimi di turismo industriale, o, turismo d’impresa, impiegati a vario titolo in alcuni paesi: “Living Industry Tourism” in inglese, “Tourisme de la découverte économique” in francese, “Turismo de industria viva” in spagnolo. 

Legato all’archeologia industriale, ai musei d’impresa, ad aziende attive e ad esperienze di recupero di tradizioni e processi produttivi, il turismo industriale è così diventato una realtà  ben caratterizzata nel panorama delle pratiche turistiche più diffuse, tanto che già dal 2011 l’Unione Europea nell’annuale European Tourism Day ha prestato attenzione a questo fenomeno, come leva per la diversificazione dell’offerta turistica europea. 

Il turismo d’impresa valorizza il patrimonio industriale archeologico o storico e crea anche delle sinergie tra il tessuto produttivo attuale del territorio e l’attività turistica. E diventa anche un potente strumento di marketing a 360° per le aziende che aprono le loro porte ai visitatori, incrementando l’offerta turistica della zona dove sono localizzate. 

 

I tre ambiti costitutivi del turismo industriale (patrimonio archeologico industriale; le esposizioni, gli archivi e i musei d’impresa; le imprese attive) caratterizzano luoghi e tipologie di offerta diversi di un filone di turismo culturale caratterizzato dal mondo della produzione  e della tradizione industriale ed artigianale. 

Sinora vi sino state tre generazioni di turismo industriale, ciascuna delle quali può essere riferita in via prevalente (seppure non esaustiva) ai tre ambiti su indicati. 

La prima generazione di turismo industriale appare legata ad un concetto di “heritage marketing” ed è volta principalmente alla conservazione ed alla valorizzazione dei beni materiali; la seconda generazione può essere definita come “funzionalista” e mette al centro l’azienda come soggetto economico e culturale; la terza generazione appare più come orientata all’“educational marketing” ed è portata alla divulgazione ed alla diffusione di nuovi modelli di fare impresa, anche con l’uso di strumenti multimediali. 

 

Oggi è tempo di una quarta generazione di turismo industriale, che recuperi i punti chiave degli ambiti individuati e sia in grado di sfruttarne i diversi aspetti in maniera sinergica. 

Si tratta di una nuova generazione di turismo industriale, fortemente caratterizzata  dall’ “economia delle esperienze”, impegnata sotto il profilo della qualità dell’offerta turistica a rivolgersi ai visitatori proponendo modalità integrate di coinvolgimento sensoriale, emozionale, cognitivo, comportamentale e relazionale. 

Elemento cardine di tale sfida è la capacità di creare prodotti/servizi con una duplice caratterizzazione: uno standard riconoscibile e riconosciuto dai turisti e, nel contempo, un’offerta continuativa e programmata, non estemporanea né occasionale, capace di incontrare le esigenze di chi vende incoming nel territorio che, con largo anticipo, ha bisogno di creare le proposte per specifici target, disponendo di tutti gli elementi utili.

Un esempio in tal senso è “Make it in Puglia” la costituenda  rete regionale pugliese di turismo industriale, caratterizzata da un disciplinare comune di accoglienza ed erogazione dei servizi per i turisti. 

In quest’ottica, sviluppare il turismo industriale appare particolarmente foriero di opportunità di sviluppo per un paese come l’Italia, che, oltre ad essere conosciuta per il patrimonio culturale, vede uno dei propri punti di forza, nello scenario competitivo internazionale, nella riconoscibilità  e universale attestazione di qualità del suo sistema produttivo, fondato sul cosiddetto “made in Italy”. 

Sono convito che i protagonisti del made in Italy manifatturiero e dell’incoming italiano possono e devono moltiplicare azioni sinergiche per trarre il massimo dai comuni mercati di sbocco. 

Raccontare la qualità  del prodotto italiano è una delle sfide a cui è chiamata la manifattura del nostro paese. E nel contempo promuovere e “vendere” bellezza, creatività, stili di vita, come elementi distintivi delle loro destinazioni, il lavoro degli attori del turismo italiano.