Articolo di Alessandro Biasi Il 2020, per I tour Operator italiani, è incominciato abbastanza bene con un inverno segnato mediamente dal segno + e con una estate che sembrava essere promettente (occorre ricordare che la maggior parte dei TO Italiani ha un anno fiscale che non coincide con quello solare e che va invece dal 1 novembre al 31 di ottobre dell’anno successivo). Nulla lasciava presagire quello che sarebbe arrivato da li a poco. I primi segnali della pandemia si erano avuti già dai primi di febbraio con i clienti spaventati da quello che stava succedendo in Cina e quindi titubanti nel prenotare vacanze in Sud Est asiatico. Nel giro di due settimane, la situazione è precipitata e siamo finiti nel primo lockdown del secondo millennio. La prima parte di marzo è quindi passata cercando di riproteggere i nostri clienti mentre le destinazioni, una dopo l’altra, ci chiudevano le porte a causa dei numeri del contagio sempre più importanti. Successivamente ci siamo concentrati sul rientro di tutti i clienti ancora in vacanza nei vari Paesi del mondo. Quest’ultima operazione è stata particolarmente complessa perché nello stesso tempo le compagnie aeree hanno ridotto fortemente i voli, obbligandoci a trovare dei…
INDONESIA: DALLA “SINDROME DI BALI” ALL’ECO-TURISMO CONSAPEVOLE
A cura di Paolo Casetti - L'articolo analizza la "Sindrome di Bali", modello turistico fondato sull'illusione dell'Altrove nei resort. Dalle origini coloniali del 1924 all'enclave di Nusa Dua, fino alla…
