Articolo di Fabio Rocchi – ospitalitareligiosa.it Siamo abituati a pensare al turismo religioso o, meglio, alle strutture ricettive religiose come a entità non proprio allineate ai progressi che la tecnologia ci offre ogni giorno. Il turismo commerciale intanto fa passi da gigante: tutto è raggiungibile con due click, tutto è a portata di mouse e la gestione stessa delle strutture è sempre più automatizzata. Il gap fra queste due realtà sembra divaricarsi sempre più in maniera irreversibile, ma qualche piccolo riallineamento deve pur essere intrapreso, pena la scomparsa definitiva di migliaia di realtà dell’accoglienza no-profit in tutta Italia. La stima attuale è di circa 3.000 strutture per un totale di oltre 200.000 posti letto. In barba a qualsiasi liberalizzazione, in Italia per legge queste strutture non possono utilizzare gli stessi canali commerciali degli hotel, per non creare una commistione concorrenziale: quindi niente booking, niente pubblicità, niente spot, niente cataloghi in agenzia. Sopperiscono in parte i portali dedicati specificatamente al settore, che vengono tollerati perché non sussiste la commistione fra i due settori. Resta però lo scoglio del booking, in cui qualche struttura religiosa ha provato ad inserirsi, con scarsi risultati economici ma importanti interventi sanzionatori. Nasce così l’idea di…
LICENZIAMENTI DURANTE IL PERIODO DI PROVA: COME GESTIRLI TRA RESPONSABILITÀ AZIENDALE, ETICA E RISCHI LEGALI
A cura di Sergio Gabrielli - Il periodo di prova è uno strumento fondamentale ma delicato per le aziende. Oltre agli aspetti legali, la sua gestione impatta sulla cultura aziendale…
