A cura di Cristina Menghini Nei secoli del pellegrinaggio medievale, l’accoglienza era molto più di un gesto di cortesia: rappresentava un dovere morale e religioso profondamente radicato nella cultura cristiana. Chi accoglieva un pellegrino accoglieva Cristo, e per questo, lungo le grandi vie di fede come la Via Francigena, il Cammino di Santiago o la Via di Gerusalemme, sorsero ospizi, abbazie e conventi pronti a offrire ristoro e protezione. L’ospitalità era gratuita o fondata sull’offerta libera, spesso accompagnata da preghiere e momenti di condivisione. Si trattava di una rete diffusa, alimentata da comunità e confraternite, che trasformava l’intero viaggio in un’esperienza di fede e fraternità. Oggi come allora accogliere è un elemento essenziale dell’esperienza del cammino. Cambiano le forme, si diversificano le motivazioni – religiose, spirituali, culturali o semplicemente personali – ma resta la ricerca di un contatto autentico, di un’umanità condivisa. Ogni tappa è un momento di incontro: con un luogo, con chi lo abita, con se stessi. Un pasto caldo, una doccia, un letto semplice, una parola scambiata alla sera con altri pellegrini o con chi ospita: piccoli gesti che costruiscono relazioni e lasciano segni profondi nella memoria di chi cammina. La presenza di un pubblico eterogeneo rende…
INDONESIA: DALLA “SINDROME DI BALI” ALL’ECO-TURISMO CONSAPEVOLE
A cura di Paolo Casetti - L'articolo analizza la "Sindrome di Bali", modello turistico fondato sull'illusione dell'Altrove nei resort. Dalle origini coloniali del 1924 all'enclave di Nusa Dua, fino alla…
