Responsabile Business Development Biba Group – Head Office Palermo
A cura di Maria Grazia Pasta
Guardando indietro, quali tappe della sua carriera considera fondamentali e qual è il ‘filo conduttore’ – personale e professionale – che le ha permesso di affermarsi con successo in un mercato così competitivo?
Se guardo indietro con onestà, vedo un percorso che non è stato lineare — e sono contenta che non lo sia stato. Ogni deviazione dal piano originale mi ha portato qualcosa che il piano originale non avrebbe potuto darmi.
Le tappe geografiche, in particolare, hanno avuto un peso enorme nella mia formazione professionale. Ho vissuto e lavorato negli Stati Uniti, e quell’esperienza ha cambiato profondamente il mio modo di approcciare il business: il mercato americano ti insegna una cosa su tutte, che in Italia impieghiamo anni ad assorbire — la cultura del risultato unita alla capacità di costruire relazioni vere in tempi rapidissimi. Ho imparato che si può essere diretti e calorosi allo stesso tempo, che la velocità non è mancanza di cura, e che pensare in grande non è arroganza ma disciplina mentale.
Poi sono arrivata a Barcellona, una realtà completamente diversa: più mediterranea nella cadenza, più europea nella struttura, straordinariamente internazionale nell’ecosistema professionale. E le radici in Sicilia, che non ho mai smesso di coltivare, mi hanno dato l’ancora — quella conoscenza profonda del territorio italiano, delle sue logiche, delle sue relazioni, che nel settore congressuale e ECM vale moltissimo.
In Biba Group ho trovato il contesto dove tutto questo ha potuto esprimersi pienamente. Il filo conduttore di tutto il percorso? La capacità di mettere le relazioni al centro — adattando ogni volta il registro al contesto, senza perdere la propria identità.
Quali sono i traguardi professionali di cui va più fiera e in che modo networking e anticipazione dei trend hanno contribuito alla crescita di Biba Group?
Sono fiera ogni volta che un cliente ci rinnova la fiducia dopo il primo progetto insieme. Quel momento — quando qualcuno dice ‘voglio ancora lavorare con voi’ — vale più di qualsiasi award o indicatore quantitativo.
Sul fronte dei trend, abbiamo investito abbastanza presto nella componente tecnologica e ibrida degli eventi, e questo si è rivelato una scelta strategicamente importante. Ma non lo avremmo fatto senza un networking autentico: le conversazioni con i colleghi internazionali, con i fornitori di tecnologia, con i presidenti delle società scientifiche ci danno un quadro di mercato che nessun report può restituire con la stessa ricchezza.
Il networking, per me, non è raccogliere biglietti da visita. È costruire relazioni in cui l’altro si sente ascoltato e compreso. E quelle relazioni, nel tempo, diventano la base su cui si reggono le opportunità di business più solide.
Ci racconta una sfida o un momento particolarmente complesso che ha dovuto affrontare e come l’ha trasformato in un successo?
C’è stata una situazione — non entro nei dettagli per ovvie ragioni di riservatezza — in cui a pochi giorni da un grande evento internazionale si è verificata una criticità tecnica seria. Il tipo di problema che, se non gestito bene, può compromettere l’intera reputazione di un’organizzazione.
In quel frangente abbiamo capito — come team — che la qualità di un’organizzazione non si misura in condizioni normali, ma in quelle di pressione. Abbiamo coordinato le forze con calma, mantenuto la comunicazione con i clienti su binari trasparenti ma non allarmistici, lavorato su più soluzioni in parallelo senza aspettare che una sola si materializzasse. Ognuno sapeva cosa fare, e quella sincronia è stata la vera differenza.
L’evento è andato bene — meglio di quanto ci si potesse aspettare. E siamo usciti da quella settimana con una consapevolezza più profonda di cosa siamo capaci di fare insieme. Le crisi, se le attraversi con metodo e senza perdere il senso dell’obiettivo finale, finiscono per regalarti qualcosa. Di solito la cosa più importante che potevi imparare in quel momento.
Quali elementi ritiene siano stati la sua vera marcia in più per conquistare la fiducia di partner e clienti internazionali?
L’ascolto, prima di tutto. Sembra scontato dirlo, ma nella pratica è raro. Quando incontro un potenziale partner o cliente, la mia priorità non è presentare Biba Group — è capire lui, il suo contesto, le sue sfide. Solo dopo posso capire se e come possiamo essere utili.
Con i partner internazionali, poi, ho imparato che la puntualità comunicativa è un segnale forte: rispondere velocemente, essere chiari, ammettere quando non si sa qualcosa invece di improvvisare — tutto questo costruisce un tipo di credibilità che vale molto di più di una brochure perfetta.
E poi c’è qualcosa che non si insegna facilmente: la disponibilità a stare nella complessità senza semplificarla artificialmente. I clienti lavorano con te a lungo termine se sanno che non li abbandoni quando il progetto si complica — e i progetti si complicano, sempre.
Quali sono oggi le caratteristiche essenziali e imprescindibili per chi vuole lavorare e fare la differenza in questo settore?
Ne identifico tre, sulla base di quello che vedo ogni giorno sul campo.
La prima è la capacità di tenere insieme dettaglio e visione d’insieme. In questo lavoro puoi perdere un cliente per un problema operativo o logistico, ma puoi anche perderlo perché non gli hai fatto sentire che capisci davvero il suo mondo. Serve oscillare continuamente tra i due livelli senza perdere il filo.
La seconda è la familiarità con gli strumenti digitali — non come utilizzatore passivo, ma come qualcuno che sa sfruttarli per creare valore reale: automatizzare processi, analizzare dati, costruire esperienze più personalizzate per i partecipanti.
La terza è una sensibilità genuina verso la sostenibilità. Non la sostenibilità come checkbox da spuntare nelle proposte, ma come criterio di progettazione degli eventi. I clienti più attenti la cercano già oggi, e domani la considereranno imprescindibile.
Qual è il suggerimento più prezioso che si sente di dare a un giovane che desidera intraprendere questa carriera?
Dì sì alle cose che ti spaventano un po’. Nel nostro settore si impara facendo, e le situazioni in cui impari di più sono quelle in cui non ti senti completamente al sicuro. È lì che cresci.
Poi, costruisci relazioni prima di averne bisogno. Non aspettare di essere in difficoltà per coltivare la tua rete. Le persone che oggi ti sembrano lontane dalla tua realtà possono diventare, tra qualche anno, i tuoi riferimenti più preziosi.
Infine, non trattare i tuoi errori come sconfitte. In un lavoro dove l’imprevisto è la norma, la capacità di recuperare velocemente vale molto di più della perfezione teorica. Chi non sbaglia non sta cercando abbastanza in grande.
Questo settore ti chiede tanto. Ma ti restituisce qualcosa che pochi lavori sanno darti: la sensazione concreta di aver creato qualcosa che prima non esisteva, e di averlo fatto insieme alle persone.
