INTERVISTA A LILLY FERRO FAZIO

A cura di Maria Grazia Pasta

1) Nel 1999 ha assunto la direzione commerciale di Casa Vinicola Fazio, segnando un passaggio fondamentale da un’azienda di viticoltura a un brand riconosciuto sul mercato. Quali sono state le sfide iniziali e come ha saputo tradurre la storia e la tradizione di famiglia in una visione contemporanea e di successo?

Nessuna vera sfida. Solo impegno, passione, amore per la nostra terra.

Il lavoro di imprenditore del vino richiede tanta dedizione ma anche una grande capacita di guardare sempre avanti con uno sguardo attento ai mercati in un’ottica di confronto costruttivo. Il settore vitivinicolo è tanto affascinate quanto fluttuante e mutevole, questo richiede da parte di tutti una attenzione costante ed una capacita dei adeguarsi senza tuttavia perdere la propria identità. E poi un occhio ai giovani, alla formazione di nuove risorse ed alla capacita di guardare il futuro dalla loro prospettiva.

2) Lei considera la vendita e l’esportazione del vino un mezzo per valorizzare la storia, la cultura e le tradizioni del territorio. Qual è il suo approccio alla narrazione delle bellezze di Erice e qual è il vino a cui si sente più legata e perché?

Ogni viaggio, ogni nuovo incontro con amici stranieri, è un modo per raccontare l’azienda, la sua storia e regalare un viaggio virtuale attraverso un bicchiere di vino. E parlando di vino non può che parlarsi anche di territorio e di tradizione. E la Doc Erice con il fascino che evoca, il mistero legato alle sue origine mitologiche, ne è talmente ricca da rimanere impressa nel cuore di chi la scopre. Ogni vino è un tuffo in quella storia ed in quei profumi. Il mio preferito il Pietra Sacra, un calore che riscalda  il cuore.

3) Ha descritto un nuovo modello di hospitality che non si limita alla cantina, ma unisce storia, cucina e tradizioni. In che modo la vostra azienda ha sviluppato questa visione di enoturismo e quali iniziative concrete avete attuato per offrire agli ospiti un’esperienza completa e immersiva nel territorio?

La visita in azienda è un’esperienza complessa. Ormai chi viene in azienda è un winelover esperto, che ha già un suo bagaglio ed è desideroso di arricchirlo ulteriormente. Per questo se da un lato è indispensabile mettere tanto cuore e spontaneità, dall’altro non si può improvvisare. La visita deve lasciare qualcosa di indelebile, perché rappresenta il primo passo verso un processo di fidelizzazione che deve rimanere nel tempo a tal punto far diventare il visitatore un consumatore fedele ed abituale. Inoltre ritengo particolarmente

importante l’organizzazione di eventi che abbiano sempre un focus sull’azienda e sui vini, ma sempre trasversali e gioiosi. Con musica, artigianato, creazioni artistiche. E soprattutto con una cura particolare alla comunicazione, affinché chi non c’è stato possa desiderare di esserci in futuro.

4) La vostra missione aziendale è promuovere i vini della DOC Erice, valorizzando i vitigni autoctoni come il Grillo e il Catarratto, ma dando anche spazio a varietà internazionali e a un unicum come il Müller Thurgau. Come si bilancia la valorizzazione del patrimonio autoctono con l’innovazione e la sperimentazione in cantina?

E’ un connubio sempre molto felice. Rimanere legati alla tradizione ed ai vitigni autoctoni spesso crea un distacco dal territorio, soprattutto quando, come nel caso della doc Erice, le peculiarità territoriali non rendono possibile con successo la coltivazione di vitigni internazionali. In realtà la nostra filosofia aziendale ci ha sempre portato a ritenere che ciò che fa la viticoltura è il territorio, ed è pertanto questo che accoglie i vitigni che sembrano raggiungere l’habitat ottimale senza tuttavia snaturarsi.

La tecnologia e la sperimentazione ne diventano un corollario, purché vi sia sempre il massimo rispetto della natura del vitigno e delle sue caratteristiche

5) Casa Vinicola Fazio è impegnata nella sostenibilità, con pratiche agricole che mirano a un uso responsabile delle risorse naturali. Che cosa significa per voi far parte di SOStain Sicilia e in che modo questo impegno si riflette nella vostra filosofia di produzione e nel rapporto con il territorio?

La fondazione SOStian, di cui siamo membri attivi, non fa altro che indirizzare le aziende nella direzione di best practice tanto ovvie quanto spesso trascurate. Significa rispettare l’ambiente, i vigneti, il consumatore, in un processo innovativo basato appunto sulla sostenibilità e su nuove pratiche che si fondano sul rapporto sano con il territorio ma anche sull’utilizzo di energia pulita, materiali riciclati e riciclabili, creando un network di collaborazione tra aziende

6) Essendo una figura di spicco in associazioni come Le Donne del Vino e Assovini Sicilia, lei ha sottolineato l’importanza del network femminile nel mondo del vino. Quali sono, a suo avviso, i punti di forza di questa rete e come ritiene che il ruolo delle donne stia evolvendo in un settore storicamente dominato dagli uomini?

Uscendo da stereotipi un po’ scontati legati al ruolo della donna, ritengo che sia fondamentale essere parte attiva dovunque sia richiesta partecipazione, collaborazione, proattività. Ed è per questo che credo fermamente nell’associazionismo, poiché mai come in questo momento è necessario fare squadra, parlare di formazione ed indirizzare le nuove generazione affinché vi possa essere un passaggio basato sugli stessi valori che hanno improntato il nostro lavoro.

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