General Manager Operations Porta Rossa Firenze Colbert Collection
A cura di Maria Grazia Pasta
Il suo percorso professionale è caratterizzato da una crescita costante all’interno di brand di prestigio. Guardando ai suoi esordi, quale ritiene sia stata la tappa fondamentale che ha trasformato la sua operatività quotidiana in una vera visione manageriale? E quanto conta oggi quel “saper fare” per chi aspira alla direzione di un hotel iconico?
Credo di essere stato molto fortunato, perché ho avuto l’onore di lavorare al fianco di due grandi eccellenze del mondo dell’ospitalità e della cucina.
Il Maestro Gualtiero Marchesi, con il quale ho aperto un ristorante a Mosca e successivamente a Parigi, è stato per me un esempio di vita. Ciò che più mi colpiva di lui era la sua inesauribile curiosità verso tutto ciò che lo circondava. Ricordo ancora le interminabili passeggiate a Parigi: si fermava quasi davanti a ogni vetrina, traendo spunto per le sue creazioni. Era una fonte continua di energia e creatività.
Mi ha profondamente ispirato nelle scelte successive e mi ha fatto comprendere la bellezza di questo lavoro. Da allora seguo sempre una delle sue frasi più iconiche: “L’esempio è la più alta forma di insegnamento.”
Un altro passaggio fondamentale nel mio percorso verso il ruolo di General Manager è stato sul Lago di Garda, a Bardolino, dove ho diretto il Caesius Thermae & Spa Resort. Lì ho avuto il grande privilegio di lavorare con una persona dotata di un senso del rispetto e dell’umanità che raramente ho ritrovato altrove: il titolare Oswald Stocker.
Mi ha insegnato a rispettare chiunque, a dare importanza a ogni collaboratore e a trovare sempre il tempo per ascoltare e far sentire valorizzate tutte le persone che lavorano in hotel.
Per questo motivo, oggi credo che più del saper fare conti il saper essere.
In un mercato dell’ospitalità che deve affrontare la crescente carenza di personale, quali leve utilizza per trasmettere ai collaboratori l’orgoglio di appartenere a una realtà storica? E come si costruisce una leadership autorevole ma allo stesso tempo motivante?
Oggi il team rappresenta un tema estremamente strategico. Dopo il Covid si è assistito a una forte presa di coscienza del valore del tempo e di come utilizzarlo al meglio. Le nuove generazioni non sono più disposte ad accettare orari impossibili, rinunciare ai riposi, lavorare tutte le festività ed essere sottopagate in nome di una promessa di carriera o di una presunta regola non scritta secondo cui il sacrificio è l’unica via per crescere.
Come Gruppo stiamo lavorando intensamente per migliorare la qualità della vita dei nostri collaboratori. Proprio alcuni mesi fa è stata firmata un’integrazione al CCNL che garantisce a tutti i collaboratori Minor Italia miglioramenti sostanziali in termini di diritti e agevolazioni aziendali: orari, festività, benefit, organizzazione del lavoro.
Dobbiamo fare in modo che il mondo alberghiero torni a essere stimolante e attrattivo per le nuove generazioni; diversamente, nel breve periodo rischiamo di non trovare più persone disposte a intraprendere questa carriera, con conseguente chiusura di attività e un rallentamento dello sviluppo turistico.
Dirigere una struttura che fa parte del patrimonio storico di Firenze, all’interno di una catena globale, richiede un equilibrio delicato. Come riesce a coniugare gli standard di un brand internazionale con un’accoglienza autentica e “su misura”?
I grandi gruppi internazionali sono sempre più consapevoli che oggi l’ospitalità di lusso non si basa tanto sull’opulenza degli arredi, quanto sull’offerta di esperienze autentiche da vivere.
Un hotel come il nostro ha quasi 300 anni di storia e si trova nel cuore di Firenze. Quando un ospite varca la soglia dell’hotel, entra automaticamente in un’altra dimensione: desidera vivere un’esperienza unica, immersa in un contesto ricco di storia e fascino.
Il Gruppo conosce bene questo valore, ed è proprio per questo che ha scelto il nostro hotel per il lancio del nuovo soft brand Colbert Collection. Il Porta Rossa sarà la prima struttura al mondo a inaugurare questo marchio, pensato come progetto pilota destinato ad espandersi prima in Italia, poi in Europa e nel resto del mondo.
È un brand nato per rispondere alle esigenze degli hotel boutique che desiderano affiliarsi a gruppi internazionali, beneficiando di know-how e potenza commerciale, senza rinunciare alla propria identità, ma anzi valorizzandola.
Il ruolo del GM è passato da una gestione operativa a una vera strategia di business. Come vive questo cambiamento e quale sfida considera la più complessa affrontata nella sua carriera?
All’interno di un gruppo internazionale questo cambiamento è ancora più evidente. Oggi un General Manager deve possedere una solida preparazione nell’analisi dei numeri, nella condivisione dei risultati e nella reportistica. Business plan, forecast, analisi di mercato e competenze amministrative fanno ormai parte della quotidianità.
Tutto ciò sottrae tempo all’operatività e alla gestione diretta dell’ospite, rendendo fondamentale un’eccellente organizzazione, una chiara definizione delle priorità e una pianificazione rigorosa. In questo senso, i moderni sistemi gestionali e l’intelligenza artificiale rappresentano un grande supporto.
La sfida professionale più complessa è stata senza dubbio il mio primo anno nel Gruppo, al Grand Hotel Convento di Amalfi. Una struttura unica al mondo, che necessitava di un costante adeguamento degli standard e dei servizi per competere con le migliori realtà della Costiera, mentre io dovevo contemporaneamente apprendere sistemi operativi, reportistica e logiche di una grande catena internazionale.
Provenivo da un eccellente hotel privato e l’inserimento nei primi mesi non è stato semplice. Tuttavia, il risultato è stato straordinario: dopo il primo anno il Convento è diventato una delle strutture più apprezzate della Costiera Amalfitana, accompagnando anche in quel caso un importante processo di rebranding da NH Collection ad Anantara.
UETnews è seguita da molti giovani che sognano una carriera ai vertici dell’hôtellerie. Se dovesse indicare una qualità imprescindibile, più attitudinale che tecnica, quale sarebbe?
Cito senza dubbio le due qualità che ho appreso dai miei mentori: curiosità e dubbio.
Siate sempre curiosi, lasciatevi affascinare dalla bellezza che vi circonda e non smettete mai di porvi domande. Il dubbio aiuta a non diventare arroganti e consente di verificare prima di dire o fare qualcosa di sbagliato.
Infine, sviluppate un profondo senso del rispetto, al di là dei ruoli. Siate leader e non capi: farete molta meno fatica a farvi seguire.
