Articolo Turismo religioso in Italia

Il turismo religioso in Italia

di Marina Ambrosecchio

La nascita del turismo religioso si fa coincidere con la sua ufficializzazione nel 1987 quando il Consiglio d’Europa ha riconosciuto l’importanza dei percorsi religiosi quali veicoli culturali e spirituali di primaria importanza. Oggi il turismo religioso coinvolge a livello globale più di 400 milioni di persone l’anno con un giro d’affari di circa 25 miliardi di dollari.

Il Turismo religioso ha conosciuto nel corso dell’ultima decade un notevole aumento, rappresentando non soltanto una forma di turismo culturale, ma sottolineando una sua specificità che ne ha determinato una strutturazione consistente, sia a livello internazionale che nazionale.

In Italia si considerano ogni anno 5,6 mln di presenze, di cui il 60% stranieri, mediamente adulti ma non senior, con un’incidenza dell’1,5% sul totale dei flussi turistici, di cui il 2% sulla domanda internazionale e l’1,1% sulla clientela italiana, per un totale 3,3 milioni di presenze straniere e 2,3 milioni di presenze legate al mercato italiano. In relazione all’analisi di tali dati statistici diviene fondamentale distinguere tra turismo religioso e pellegrinaggio, poiché diverse ne sono le motivazioni, tenendo conto che il turismo religioso oggi viene considerato macrosistema in cui far rientrare il turista in senso stretto ed il pellegrino.

Secondo Costa “il pellegrinaggio è una forma di pratica di fede che si svolge ai vari livelli nei santuari, nelle case del pellegrino, nelle abbazie, nei monasteri e nei conventi ove il pellegrino è guidato dalla ricerca mistica che lo induce a ricercarne il significato nel trascendente o a fare ammenda in siti ritenuti sacri, intraprendendo un percorso definito e predeterminato

Nonostante non si tratti di un turista high-spender il pellegrino viaggia principalmente in bassa stagione e, come buona parte della domanda di turismo sociale, contribuisce alla destagionalizzazione delle destinazioni.

Molti itinerari e mete, sia in Italia che all’estero, coincidono con quelli degli antichi pellegrini e costituiscono interessanti attrattive storico-culturali: tra questi la via Francigena, che nel Medioevo collegava l’Inghilterra all’Italia, il Cammino di Santiago de Compostela, in Spagna, le tombe dei Santi Pietro e Paolo a Roma, il sepolcro di Gesù a Gerusalemme e La Mecca.

Oltre a questi cammini, certamente più famosi e battuti, nuovi percorsi di pellegrinaggio sono stati realizzati   in diverse Regioni d’Italia, fra cui la Sicilia, ove ben 57 cammini solcano il territorio siciliano volti a congiungere in una linea ideale di fede, siti mistici e luoghi sacri oggetto di venerazione. 

Essi fanno seguito all’accordo siglato in data 1 ottobre 2018 tra la Regione Sicilia e la Conferenza Episcopale Siciliana dove è stata prevista la “messa a sistema” dei cammini religiosi siciliani e la conseguente necessità di individuare requisiti sia di matrice tecnico-turistica che spirituale, tali da permettere di identificare un cammino religioso in quanto tale. In tal senso si potrebbe vedere la Sicilia al centro di flussi significativi per la presenza di santuari e luoghi, da sempre meta di pellegrinaggi e forte devozione, grazie ad un territorio ricco anche di tradizioni religiose ed itinerari di fede non sempre conosciuti o valorizzati.

 Il turismo religioso propriamente detto consiste in viaggi di svago e piacere aventi lo scopo precipuo di far visita a chiese, monasteri, conventi ed altri luoghi sacri e di culto, mantenendo, tuttavia, le caratteristiche del viaggio  come libera scelta della destinazione, divertimento, relax ed anche di acquisti di articoli religiosi. Dunque, il turista religioso, a differenza del turista e del pellegrino, non ha un’identità teologico-pastorale come tipo particolare di viaggiatore (Costa N.,1998).

La motivazione religiosa, che rappresenta la principale ragione di scelta del soggiorno per la stragrande maggioranza (71,9%) è unita al desiderio di partecipare ad eventi di natura spirituale (37%). Il richiamo delle testimonianze culturali, spesso connesse agli interessi religiosi, emerge anche come attrattiva e motivazione di scelta: infatti, il 42,4% dei turisti sceglie le località italiane anche per la ricchezza del patrimonio artistico e monumentale, esprimendo il desiderio di conoscere nuovi luoghi (26,3%) oltre che gli usi e costumi della popolazione locale (21,1%).

In questo scenario, saper cogliere i mutamenti ed approntare idonee misure di qualificazione dell’offerta territoriale integrata anche in relazione a risorse umane, professionalmente spendibili perché culturalmente preparate a veicolare il messaggio teologico pastorale nell’accezione più corretta, è la sfida nonché l’impegno da assumersi, per rispondere alle esigenze di un mercato globale  in crescita  ed in grado di generare posti di lavoro  qualificati.