Turismo e Pace: un approfondimento sul I National Tourism Summit of Ukraine

di Fabio Carbone

Essere presente al “I National Tourism Summit of Ukraine” è stata un’esperienza straordinaria e significativa, un viaggio attraverso la complessità della storia e della cultura di un paese attualmente coinvolto in un conflitto. Questo summit, organizzato dall’Agenzia di Stato per il turismo Ucraina, rappresenta un faro di speranza nel contesto di una nazione che cerca soluzioni e prospettive di crescita anche in mezzo alle avversità. Come sottolineato dal Vice Ministro dell’Infrastruttura Serhiy Derkach: “oggi non possiamo mettere in pausa lo sviluppo del turismo, poiché questo settore è cruciale anche durante i tempi di guerra”.

La mia partecipazione al summit come relatore sulla “Commemoration and Memorialization: Tourist Routes of Contemporary History” è stata un’opportunità per approfondire le connessioni tra turismo, memoria e costruzione della pace. La scelta di questa tematica specifica nell’ambito del summit ucraino è stata motivata da una profonda convinzione nella trasformazione dell’esperienza di guerra in un catalizzatore per la riflessione sulla necessità di abbracciare metodi non violenti per la risoluzione dei conflitti. La commemorazione e la memorializzazione attraverso itinerari turistici possono diventare una sorta di didattica en plein air, un modo per insegnare la storia recente e far emergere le lezioni di tolleranza, comprensione e riconciliazione.

Il mio contributo è stato dunque introdotto dalle parole di Mariana Oleskiv, Chairperson at the State Agency for Tourism Development of Ukraine:

“Poiché uno dei principali focus della nostra Agenzia ruota attorno alle rotte di commemorazione e memorializzazione, era cruciale avvalersi dell’esperienza del Prof. Fabio Carbone su questa questione, considerando la sensibilità ed esperienza sul tema”.

 

In tal senso, non ho potuto che sottolineare l’importanza del “fattore umano” – alla base del mio lavoro – nella memorializzazione e uso de turismo come veicolo di educazione alla pace, affermando:

“Il turismo può servire come strumento per comunicare a tutti i viaggiatori l’esperienza e i punti di vista degli essere umani coinvolti, le diverse motivazioni e quindi risultare un laboratorio per studiare forme alternative di risoluzione dei conflitti.”

 

Il turismo, quando inteso come un mezzo per promuovere la cultura di pace, può giocare un ruolo cruciale nella costruzione di ponti tra le comunità divise. La gestione responsabile dei siti memoriali e delle testimonianze storiche è fondamentale per evitare la banalizzazione del dolore e garantire un approccio rispettoso e costruttivo. La creazione di itinerari turistici che incoraggiano la riflessione critica e il dialogo aperto può contribuire a una comprensione più profonda delle radici dei conflitti e delle possibilità di riconciliazione.

 

Il Turismo come Strumento Educativo

La mia linea di ricerca si focalizza sulla promozione di una cultura di pace e comprensione globale attraverso il turismo e la gestione dei beni culturali. Il turismo, quando gestito con attenzione e responsabilità, può diventare un veicolo potente per l’educazione alla pace. L’idea di “Tourist Routes of Contemporary History” sottolinea l’importanza di utilizzare il turismo come strumento educativo per trasmettere storie di sopravvivenza, resilienza e solidarietà, educando simultaneamente al conflict transfromation, cioè un approccio non violento alla risoluzione di conflitti (effettivi o latenti).

Attraverso la progettazione di itinerari che mettono in luce gli eventi storici significativi, si può incoraggiare la comprensione e la collaborazione tra le comunità coinvolte nei conflitti. Il turismo può diventare un ponte tra le culture, un mezzo per superare le divisioni e promuovere la riconciliazione. In tale paradigma, la comunità locale (host community) diventa uno scrigno di memorie ed esperienze su cui riflettere; il viaggiatore diventa un “ambasciatore di pace” portando con sé non solo una borsa da viaggio, ma anche una consapevolezza più profonda delle sfide e delle opportunità per la costruzione della pace.

Ovviamente la creazione di un nuovo paradigma è sempre un processo di lungo termine. Tuttavia a mia presenza al summit in un paese attualmente coinvolto in un conflitto segna un importante traguardo dal punto di vista dell’impatto del lavoro di ricerca e sul campo svolto da me e dai miei colleghi. In un contesto così complesso, dove la realtà quotidiana è permeata da sfide e tensioni, il turismo può rappresentare un faro di speranza.

 

Educazione alla Pace attraverso il Turismo

Partecipare a un incontro in un paese in guerra mi ha offerto l’opportunità di vedere in prima persona come il turismo possa agire come catalizzatore per il cambiamento sociale. Non si tratta solo di visitare luoghi storici, ma di comprendere le storie, le cicatrici e le speranze delle persone che li abitano. Questo approccio empatico al turismo può favorire una connessione umana più profonda e contribuire alla trasformazione dei conflitti.

Il turismo come veicolo di educazione alla pace non riguarda solo la comprensione delle vicende storiche, ma anche la promozione di valori fondamentali come la tolleranza, il rispetto e la cooperazione. Attraverso esperienze dirette, i viaggiatori possono apprezzare la diversità culturale, sfidare stereotipi e contribuire a un senso globale di appartenenza.

La progettazione di programmi educativi legati al turismo può coinvolgere le nuove generazioni, fornendo loro strumenti per affrontare le sfide globali con una mentalità aperta e inclusiva. L’obiettivo è creare cittadini del mondo consapevoli della loro responsabilità nella costruzione di un futuro pacifico.

Il persistere di numerosi conflitti nel mondo, spesso inosservati o insufficientemente ostacolati dalla comunità internazionale, può essere infatti attribuito a una serie di fattori complessi, tra cui la diffusa disinformazione, la mancanza di competenze interculturali e la tendenza dei governi a presentare culture “altre” come nemiche. Tale fenomeno è particolarmente evidente nel caso del genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele, un oscuro capitolo nella storia dell’umanità, al quale la comunità internazionale sembra rispondere con un disinteresse che, in ultima analisi, si traduce in complicità. Sono sicuro che l’educazione alla pace, la creazione di competenze interculturali e una rinnovata sensibilità negli individui possa passare anche attraverso il contributo dell’attività turistica.

Naturalmente, il turismo come strumento di pace presenta anche sfide. È fondamentale affrontare questioni legate alla sostenibilità, alla preservazione culturale e alla gestione equa delle risorse. Inoltre, la commercializzazione e la superficialità del turismo di massa possono minare gli sforzi volti a promuovere una comprensione più profonda e rispettosa tra le culture.

Tuttavia, le opportunità sono immense. Collaborazioni internazionali, scambi culturali e progetti di sviluppo sostenibile possono contribuire a creare un turismo responsabile, consapevole del suo impatto sociale e ambientale. Inoltre, il turismo può favorire l’economia locale, creando opportunità di lavoro e promuovendo lo sviluppo sostenibile.

 

Conclusioni

Il I National Tourism Summit of Ukraine è stato un catalizzatore per una riflessione approfondita sulla connessione tra turismo, memoria e pace. La scelta di affrontare la tematica delle rotte turistiche della storia contemporanea in un paese in guerra è stata audace e significativa. Dimostra che, nonostante le sfide, il turismo può agire come un agente di trasformazione sociale positiva.

Partecipare a questo summit ha rafforzato la mia convinzione sulla necessità di promuovere una cultura di pace attraverso il turismo, attraverso una stretta alleanza strategica col settore della gestione dei beni culturali e l’educazione. Il potenziale educativo e trasformativo del turismo è enorme: il settore turistico in generale, dunque, e l’università in particolare, deve impegnarsi come non mai – anche visto il momento storico di grandi e spesso drammatici cambiamenti sociali e geopolitici in cui ci troviamo – a sviluppare approcci responsabili e sostenibili per massimizzare i benefici. Il viaggio continua, e spero che sempre più individui e organizzazioni abbraccino l’idea che il turismo possa essere un catalizzatore per una comprensione globale più profonda e, infine, per la costruzione di un mondo più pacifico e inclusivo.