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Turismo e diritto dei trasporti (Parte quinta - trasporto a fune)

di Mario Zanello

Un settore dei trasporti meno ‘’frequentato’’, naturalmente da un punto di vista giuridico, è quello del cosiddetto TRASPORTO A FUNE.
Si intendono con questa definizione i mezzi di trasporto consistenti in seggiovie, sciovie e skilift, relative a sport invernali come sci e snowboard, molto rilevanti a seguito dello sviluppo del turismo montano di massa.
Per quanto riguarda la seggiovia il viaggio si considera iniziato qualche attimo prima dello stabile insediamento del Viaggiatore sul veicolo. Ciò in quanto il Vettore deve mettere a disposizione del Viaggiatore, oltre al posto sul seggiolino, anche delle persone che sorveglino il regolare accesso al veicolo agevolando il Viaggiatore a prendere posto.
Parimenti, il viaggio si considera terminato quando il Viaggiatore ha almeno compiuto i pochi passi necessari per neutralizzare la spinta della corsa, e non semplicemente quando è disceso dal veicolo. Ne consegue che la responsabilità del Vettore permane finché siano terminati gli effetti residui del moto e non semplicemente quando il Viaggiatore ha perso il contatto fisico con il veicolo.
Nei casi simili, ma no uguali, in cui il trasporto avviene utilizzando la SCIOVIA o lo SKILIFT, pur se il gestore dell’impianto fornisce collaborazione per l’aggancio e lo sgancio, è lo sciatore a provvedere al resto, restando in equilibrio su se stesso o sul mezzo.
Da un punto di vista giuridico, parte della giurisprudenza ritiene che non si tratti di contratto di trasporto ex art. 1681 c.c., ma di autotrasporto e quindi di contratto atipico , non essendo dunque applicabile la responsabilità del vettore.
Questa tesi non convince però pienamente, perché comunque lo sciatore vuole essere trasferito da un luogo ad un altro (contratto di trasporto) e l’impianto resta sotto la responsabilità del gestore ( impiego di collaboratori). Sicuramente però in questi casi la responsabilità del vettore è mitigata dall’obbligo di collaborazione del Viaggiatore, distinguendo dunque i sinistri causati dalla negligenza del gestore da quelli causati dall’incapacità dello sciatore di usare il mezzo trainante.
La maggior parte dei sinistri sulle piste da sci non avviene però non durante la salita e discesa dai mezzi di trasporto a fune, bensì nel corso della discesa sulle piste da sci servite dagli impianti di risalita.
Qual è allora il problema giuridico? Il gestore degli impianti di risalita è dunque responsabile dell’agibilità, manutenzione, segnaletica delle piste da sci poste in corrispondenza degli impianti di sua competenza?
Domanda sensata, in quanto vi è certamente connessione funzionale tra gli impianti e le piste nell’attività sciatoria. La responsabilità sussiste, basata innanzitutto sul c.d. contratto di skipass, che prevede appunto che agli utenti sia garantito non solo il trasporto ma anche la normale attività sciatoria da monte a valle, con adeguata manutenzione delle piste, segnaletica, rimozione ostacoli, predisposizione di pronto soccorso, etc.
In breve: il gestore dell’impianto di risalita risponde come vettore in fase di risalita (regime rigido di responsabilità, fondato sulla presunzione di colpa ex art. 1681 c.c) e risponde come gestore (regime meno rigido di inadempimento contrattuale ex art. 1218 c.c. che permette di liberarsi da responsabilità dimostrando di avere approntato tutte le misure necessarie previste dalla diligenza) in fase di discesa; non risponde dunque dell’imperizia o imprudenza dello sciatore.
La legge 363/2003 (Norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo) individua poi gli obblighi dei gestori degli impianti di risalita.’, che consistono essenzialmente nell’assicurare la sicurezza nella pratica delle attività sportive, la regolarità della manutenzione delle piste e la stipula di un contratto di assicurazione per danni derivabili ad utenti o terzi .
Infine, esiste nel nostro ordinamento una disciplina specifica del TRASPORTO TRAMITE AUTOSERVIZI NON DI LINEA: parliamo della legge quadro 15 gennaio 1992 n. 21, ora modificata dalla legge 11 febbraio 2019, n.12 recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione. Tali disposizioni vengono a definire ed inquadrare la disciplina del servizio taxi e del noleggio con conducente.
Nello specifico l’art.2 della legge succitata definisce il servizio taxi, mentre l’art 3 contempla il servizio di NCC (noleggio con conducente), sottoposto ad autorizzazione e connotato da diversi tratti qualificanti, tra cui l’utilizzo di strumenti tecnologici per le prenotazioni e che il prelevamento e l’arrivo a destinazione del cliente possano avvenire anche al di fuori della Provincia o dell’area metropolitana in cui ricade il Comune che ha rilasciato l’autorizzazione.
Di grande interesse è stata poi la questione della legittimità del servizio di autotrasporto effettuato da un guidatore privo di licenza o autorizzazione incaricato mediante un’applicazione informatica gestita da una società di servizi (UBER), con l’orientamento iniziale della giurisprudenza verso la considerazione di tale attività come ‘’sistema integrato di trasporto pubblico non di linea’’..ma questa è tutta un’altra storia di cui ci si occuperà magari in futuro.