Santuari spirituali nell'entroterra Australiano

Santuari spirituali nell’entroterra australiano

Uluru e Kata Tjuta (Ayers Rock e Monti Olga)

di Antonella Riboni

Per molto tempo l’Australia è stata definita il “Nuovo Mondo”, in realtà si configura come una delle terre più arcaiche del Pianeta. Il suo popolo, gli aborigeni, vanta una ricca cultura che risale a più di 45.000 anni fa; esisteva già molto prima di Stonehenge, delle Piramidi e la cosa più sorprendente è che è tuttora viva. Un mondo dove passato, presente e futuro coesistono tra loro.

L’Australia ha un’anima profonda, è un luogo magico, è un viaggio dello spirito che forse solo gli aborigeni riescono a comprendere fino in fondo.

I popoli aborigeni credono che i loro spiriti ancestrali, le loro divinità creatrici, siano nate dalla terra e dal cielo durante il Tjukurapa cioè il Tempo della Creazione (Dreamtime o Tempo del Sogno) e credono che tutte le cose viventi siano state create attraverso i viaggi di queste divinità. Queste forze creatrici sono onnipresenti.

“….nel Tempo del Sogno gli spiriti ancestrali vennero fuori dalla Terra, scesero dal Cielo e presero a camminare per il Paese. Diedero forma a rocce, fiumi, montagne, foreste e deserti; crearono gli uomini, gli animali e le piante e assegnarono loro i modi di vita da seguire. Quando completarono il loro lavoro, gli Antenati ritornarono alla Terra trasformandosi in sorgenti d’acqua, montagne, insenature….” così Bruce Chatwin descrive

il mito di fondazione nel suo libro Le Vie dei Canti. 

Il Sogno è un concetto complesso della spiritualità aborigena, accanto alla rievocazione del Tempo della Creazione c’è il riconoscimento delle energie spirituali ancora attive che vivono tutt’intorno all’uomo. Il Sogno è al tempo stesso tradizione e legge, mito e leggenda, determina la vita, permette agli aborigeni di espandere la mente nel tempo e nello spazio, di comunicare il proprio pensiero superando enormi distanze attraverso una sorta di magica telepatia che non conosce confini. 

Il Tjukurapa è un tempo remoto ma accessibile. Ripercorrendo e cantando la via tracciata dal proprio Antenato, l’uomo diventa parte del canto, della terra, della pista che segue, dell’Antenato stesso.

Quando gli aborigeni tracciano sulla sabbia una Via del Canto, disegnano una serie di righe inframmezzate da cerchi. La riga rappresenta una fase del viaggio dell’Antenato (di solito il cammino di un giorno). Ogni cerchio è una ‘tappa’, un ‘pozzo’ o un accampamento dell’Antenato” (Bruce Chatwin)

Quindi ogni canto tradizionale sarebbe la rappresentazione musicale delle caratteristiche geograficotopografiche di un tratto di una di queste vie. Tutti questi miti raccontano verità significative all’interno del paesaggio culturale locale di ciascun gruppo aborigeno, coprendo effettivamente l’intera topografia del continente australiano.

L’animo aborigeno lo possiamo trovare nell’arte, attraverso le incisioni rupestri, nella pittura puntiforme che racconta le storie del Sogno o nella musica attraverso il suono del didgeridoo, strumento musicale usato nel corso delle cerimonie e che, secondo una leggenda, veniva usato dagli uomini per conquistare il cuore delle donne; nella danza che rievoca le storie del Sogno e degli spiriti ancestrali.

Oggi la cultura del Sogno ha dato vita ad un turismo culturale che permette a tutti di entrare in contatto con il mondo aborigeno e scoprirne il significato più profondo. Tante sono le attività che permettono di fare esperienza di questo mondo parallelo, a cominciare da quelle organizzate nei centri culturali aperti vicino alle principali attrazioni turistiche dell’outback, come il Cultural Centre dell’Uluru-Kata Tjuta National Park, che oltre a vendere i capolavori degli aborigeni, organizza i Maruku-Dot Painting Workshops, per imparare a dipingere secondo le tecniche dei nativi. 

Oppure i vari festival, uno in particolare a soli 10 minuti di auto da Alice Springs, alla base delle West MacDonnell Ranges,  nel Desert Park,  la terra della popolazione Arrernte:  il Parrtjiman (una combinazione di due parole della lingua Arrernte, il cui significato è “diffondere luce” e “comprendere un argomento”). E’ un fantastico festival di installazioni luminose, workshop interattivi, conferenze, film e musica dal vivo, che per 10 notti, in aprile, celebra la più antica cultura vivente del mondo utilizzando la tecnologia più recente. Il prossimo evento si svolgerà dal 9 al 18 Aprile 2021.

Alice è il punto di partenza per esplorare le meraviglie naturali dell’outback del Northern Territory, come le MacDonnell Ranges, una catena montuosa che attraversa il centro rosso dell’Australia da est ad ovest per 400 Km., a sud di Alice;  il Kings Canyon, il più grande e spettacolare canyon dell’Australia centrale, situato nel Watarrka National Park; un’antica formazione di roccia rossa che si staglia al di sopra di fitte foreste di palme. Qui  vive la comunità aborigena Luritja che gestisce il Karrke Aboriginal Cultural Experience & Tours dove è possibile assaggiare cibi locali e sperimentare le arti aborigene.

 

Altre meraviglie e soprattutto luoghi per esplorare la cultura aborigena australiana sono Uluru e le Kata Tjuta nell’Uluru-Kata Tjuta National Park. Il parco, 1.326 km², è gestito congiuntamente dagli aborigeni e dal governo australiano dal 1985.  Per gli Anangu, come per le tribù degli Yakuntjatjara, Mantuntjara e Pitjantjatjara dei deserti dell’Australia centrale, le due formazioni rocciose sono luoghi sacri. Ogni grotta, ogni masso, ogni anfratto racchiude le gesta mitiche degli Antenati creatori del Tjukurapa.

Uluru -nella lingua locale significa ‘Madre Terra’- o Ayers Rock, battezzato così nel 1873 dall’esploratore  William Gosse in onore del premier del South Australia Henry Ayers, è una formazione di arenaria che si alza per 348 mt. sul deserto e ha una circonferenza di circa 9 km.. La roccia rosso-arancio, cambia leggermente colore durante la giornata e sembra risplendere dall’interno all’alba e al tramonto. Avendo un profondo significato sacro è vietato scalarlo, ma è possibile percorrere il sentiero che sta alla sua base. Durante la passeggiata, guidata da un Anangu che racconta le storie di questo paesaggio unico spiegando il legame tra arte, cultura e terra, si possono ammirare le antiche opere rupestri nelle varie grotte e anfratti del monolite e una delle poche fonti d’acqua permanenti intorno a Uluru, Mutitjulu Gorge. La presenza dell’acqua rende questa zona particolarmente rigogliosa e ombreggiata. Questo è uno dei pochi posti nel parco in cui è possibile vedere i wallaby tra l’erba alta e gli alberi. 

La stessa atmosfera mistica si respira a Kata Tjuta, -‘molte teste’, gli aborigeni credono che siano i corpi degli eroi ancestrali celebrati nel Tempio del Sogno- a  circa 30 km. ad est di Uluru. Lo spettacolo è simile, ma è offerto da 36 guglie di pietra che arrivano a 549 mt. di altezza e occupano un’area di 21 Kmq.. Da lontano sembrano impenetrabili, ma, in realtà vi è un sentiero di 7,4 km, la Valley of the Winds Walk , che passa attraverso praterie e letti di torrenti nascosti tra le cupole. Il punto più alto è Mount Olga, chiamato così dall’esploratore Ernest Giles nel 1872 in onore della Regina Olga di Württemberg e che dà il nome a tutta la formazione rocciosa. 

A Kata Tjuta o The Olgas, il senso di spiritualità è palpabile nell’aria ed è un luogo così sacro per gli Anangu che non è possibile fare fotografie. 

Nell’ Uluru-Kata Tjuta National Park Cultural Centre è possibile partecipare a lezioni di pittura per scoprire il profondo significato dell’arte e della cultura Anangu o, in serata, partecipare all’ Outback Sky Journey per ammirare il cielo dell’outback. Un astronomo mostra come le popolazioni aborigene interpretano le costellazioni e come usano le stelle per prevedere il tempo delle stagioni in arrivo. Oppure partecipare alla Sounds of Silence  Experience, per conoscere l’arte culinaria australiana. Mentre il sole tramonta e cala l’oscurità, si cena al suono di un didgeridoo. Una cena indimenticabile che si tiene tra le dune di sabbia rossa del deserto, in un ambiente che crea un’atmosfera “magica” che vi darà la sensazione di essere al di fuori dello spazio e del tempo, quasi in unione spirituale con i popoli aborigeni che sono l’incarnazione più vera di questa antica e affascinante terra .