Lungo l'Adda di Leonardo

LUNGO L'ADDA DI LEONARDO (parte 2)

di Fabio Riva

Lasciato il Santuario della Madonna della Rocchetta a Paderno d’Adda, si prosegue lungo la pista ciclopedonale che fiancheggia il fiume Adda e si arriva alla Centrale Edison Angelo Bertini di Porto d’Adda.
La centrale Edison è tra le più antiche centrali idroelettriche d’Europa ancora funzionanti, avendo iniziato la produzione di corrente elettrica nel 1898. L’impianto stabilì sin dall’inaugurazione una serie di record tecnologici: era la più potente centrale idroelettrica d’Europa e seconda nel mondo solo a quella delle cascate del Niagara.
Lo scopo principale della costruzione deriva da un accordo tra Edison e il Comune di Milano, ovvero quello di utilizzare l’energia per elettrificare la rete tranviaria della città, servizio che Edison aveva in concessione dal Comune. La centrale fa parte dell’asta comprendente anche le centrali Carlo Esterle e Guido Semenza.
Nella parte idraulica troviamo la grande particolarità dell’integrazione di un tratto del Naviglio di Paderno nel progetto generale dell’impianto: un’opera di fine ‘700 pensata e progettata già da Leonardo da Vinci alla fine del’400. Anche Luca Beltrami, in visita alla centrale, scrive in una nota del 1902 che è evidente il legame tra la centrale e l’opera che Leonardo scrisse per rendere navigabile l’Adda.
Poco dopo la centrale Bertini troviamo la Centrale Carlo Esterle, costruita tra il 1906 e il 1914 a seguito di una maggiore richiesta di fornitura elettrica. Deve il suo nome alla memoria di Carlo Esterle, consigliere delegato della società Edison fino al 1918.
La centrale doveva rappresentare la società Edison e tutta la sua “potenza”, per questo fu molto curata dal punto di vista architettonico. Ornamenti minuziosi, motivi geometrici e floreali strettamente ripetuti, le colonne e i capitelli all’ingresso, lampioni e le imponenti vetrate la fanno apparire più come una villa brianzola che una centrale. Particolare cura è stata data anche nella realizzazione degli interni e della pavimentazione a mosaico.
L’impianto è stato a più riprese ammodernato e migliorato a partire dal 1998, cosicché, per tecnologia, affidabilità e rendimento lo si può certamente definire un impianto moderno.

Più a sud, lungo il percorso troviamo il Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda, situato su un promontorio posto sull’ansa del fiume. Fonti orali e bibliografiche datano la costruzione del Castello tra il 1370 e il 1377, ad opera di Bernabò Visconti, anche se alcune fonti ipotizzano l’inizio dei lavori sin dal 1360. L’edificio, che sorge su una vecchia fortezza edificata dal Barbarossa intorno al 1.100, nacque come residenza di caccia di Bernabò e divenne poi la sua prigione, fino alla morte per opera del nipote Gian Galeazzo Visconti.
All’interno del complesso, oltre alla torre del 1.100, il parco del Castello e la piazza d’armi, troviamo oggi il Museo celtico-longobardo, un museo interattivo con riproduzione del castello in mattoncini lego.

A fianco del Castello, troviamo un’altra centrale idroelettrica, questa volta proprietà di Enel, chiamata Centrale Taccani dall’omonimo Alessandro Taccani, a cui venne affidata la direzione del cantiere.
Questa, è considerata una dei più grandi capolavori di Cristoforo Benigno Crespi, pioniere dell’industria cotoniera e fondatore del villaggio operaio di Crespi d’Adda.
Ottenuta la concessione per lo sfruttamento delle acque situate a Trezzo, Benigno Crespi costituì la “Società Anonima per le Forze Idrauliche di Trezzo sull’Adda” ed affidò gli studi di costruzione allo stesso progettista del villaggio Crespi, l’ingegnere Pietro Brunati.
Crespi volle costruire la centrale vicino al Castello Visconteo e inserire la nuova struttura in modo armonioso e che richiamasse le forme del castello stesso.
Da oltre un secolo la centrale idroelettrica Alessandro Taccani genera energia pulita e sostenibile lungo il corso del fiume Adda con una produzione di circa 60 milioni di Kilowattora.

A poca distanza dal Castello Visconteo e dalla Centrale Taccani troviamo Villa Gina, costruita sopra uno sperone che domina il fiume Adda e il Naviglio della Martesana. Anche Leonardo da Vinci rappresenta la Villa, una volta chiamata “Casa fortificata di Concesa”, in un disegno custodito nel codice Windsor (RCIN 912399, Royal Collection Trust). La villa fu un tempo proprietà di Pietro Moscati, medico di Napoleone, per passare poi al podestà di Milano Paolo Bassi che ne fece una “ristrutturazione” aumentandone le dimensioni fino allo stato attuale. La proprietà passò poi a Silvio Crespi e più tardi all’Opera Nazionale Balilla di Bergamo, che la trasformò in un istituto professionale per gli orfani di guerra.
Villa Gina è ora sede del Parco Adda Nord ed è visitabile solo al piano terra, dove è ospitato il MuVA (Museo Interattivo della Valle dell’Adda).

Dalla parte opposta del fiume troviamo il già citato Villaggio operaio di Crespi d’Adda.
È il villaggio operaio meglio conservato d’Europa, dal 1995 inserito tra i Patrimoni dell’Umanità UNESCO.
Sin dalla prima visita al villaggio, non è difficile capire il perché sia stato selezionato tra i luoghi che più al mondo meritano di essere preservati dal tempo e nella memoria di ciascuno di noi.
Nel 1876 Cristoforo Benigno Maria Crespi, pioniere dell’industria cotoniera acquista un ampio triangolo boschivo di 85 ettari, con lo scopo di realizzare quello che all’epoca era ancora solo nella sua mente il luogo dove dar vita ad una fabbrica tessile che producesse cotone di eccellente qualità.
L’ambizioso progetto di Crespi prevede di affiancare agli stabilimenti – similmente a quanto già accadeva nell’Inghilterra della rivoluzione industriale – un vero e proprio villaggio che ospitasse alcuni operai della fabbrica e le loro famiglie.
A questo si aggiunsero poi molte strutture tra le quali una chiesa, una scuola, un cimitero, un ospedale situato di fronte alla fabbrica, campi sportivi, un teatro ed una stazione dei pompieri.
È così che nacque un vero e proprio “paese” comunitario dove gli operai e le loro famiglie potevano alternare lavoro e tempo libero.
Silvio Benigno Crespi affianca presto il padre Cristoforo nel governo del cotonificio, dove spende le competenze tecniche allenate lungo i viaggi che ha compiuto tra Francia, Germania e Inghilterra subito dopo la laurea in Legge conseguita a Pavia.
Visitare il villaggio di Crespi d’Adda vuol dire immergersi nella storia della rivoluzione industriale e fantasticare su come dovesse essere la vita per gli operai che vi vivevano.

(fonti: Ecomuseo Adda di Leonardo, Parco Adda Nord)