LE BELLEZZE DELLA CITTÀ ETERNA

di Marina Ambrosecchio

Roma, soprannominata città eterna,è la città d’arte per eccellenza, dove tradizione, storia e cultura si intrecciano per dar vita a monumenti, piazze e luoghi d’arte unici.
Fondata nel 753 a.C. secondo la leggenda da Romolo, con il fratello Remo, e poi successivamente dominata dagli eroici Sette Re, la Roma dell’antichità era poco più di un villaggio rurale composta da capanne e costruzioni in legno, le cui tracce sono state ritrovate sul famoso colle Palatino.
La grande Roma comincia a prendere forma dopo la conquista della Grecia, che eserciterà sempre nel corso della storia, una fortissima influenza sulla cultura e sulla civiltà romana. Diventa così ben presto capitale dell’Impero dei Cesari, nonché dominatrice incontrastata del Mar Mediterraneo.
Dopo l’incendio del ‘64 d.C., attribuito a Nerone, la città viene adeguatamente protetta con le possenti mura Aureliane. Siamo di fronte alla Roma dei Fori e delle terme pubbliche, dei campidogli e degli anfiteatri, degli archi e degli obelischi che ancora oggi si possono ammirare nel loro splendore.
Con il III secolo d.C., Roma perde il suo ruolo centrale per la vastità e universalità del regno, fino a che Diocleziano separerà in due parti l’impero, attuando importanti modifiche economiche, politiche e burocratiche, riuscendo a garantire così un secolo di nuova prosperità.
Nel 313 d.C con l’Editto di Milano di Costantino la città pagana diventa cristiana, ma si avvierà verso una decadenza che culmina nel 476 d.C con la caduta dell’impero d’Occidente.
Durante il IV secolo Roma subisce invasioni di popoli barbari che la saccheggiano e distruggono gran parte dei monumenti. Inizia il potere temporale della Chiesa, che durerà fino all’Ottocento, ad esclusione del periodo di trasferimento del Papato ad Avignone. I pontefici rivestono il ruolo di protagonisti del Rinascimento, commissionando ad esempio le splendide realizzazioni di Michelangelo con la Cappella Sistina, il Bernini con il colonnato e la basilica di San Pietro, il Bramante o il Borromino.
Le lotte del Risorgimento porteranno al declino del potere temporale dei papi, ma Roma diventerà poi capitale dell’Italia Unita nel 1870.
Di fondamentale importanza nel corso della storia della nostra capitale vi è l’arte costantiniana, che si sviluppa nel IV secolo durante il dominio dell’imperatore Costantino, all’incirca dalla sconfitta di Massenzio alla morte dell’imperatore Costantino stesso. In questo periodo si possono osservare due differenti stili artistici, l’arte plebea e la rinascenza costantiniana.
Da una parte si assiste all’affermazione dello stile plebeo dell’arte romana storica, come nel monumento ufficiale del Senato rappresentato dall’arco trionfale dedicato a Costantino.
Lo stile plebeo prevedeva un insieme di convenzioni istituite per semplificare la narrazione delle scene descritte. Tra queste vi erano le proporzioni gerarchiche, che evidenziavano con dimensioni maggiori i personaggi più importanti o le parti del corpo più rilevanti solitamente la testa, la semplificazione delle figure a alcuni tratti essenziali, la rappresentazione in contemporanea di scene avvenute in momenti diversi e l’accentuazione dell’espressività.
Un ulteriore elemento del nuovo stile è la rigida frontalità dell’imperatore, raffigurata ad esempio nelle statue di culto che guardano direttamente negli occhi i fedeli, instaurando una sorta di dialogo personale con la divinità. Costantino viene quindi solitamente rappresentato come unica figura di fronte in mezzo a tante altre, come una sorta di divinità astratta.
La divinizzazione dell’imperatore stesso è infatti uno degli elementi più tipici dell’epoca costantiniana, ideologia che non appartiene alla tradizione cristiana, ma risale al ben più antico mondo orientale.
L’utilizzo degli stili dell’arte plebea nei monumenti ufficiali ha svolto un ruolo importante, ma di breve durata, rimanendo per lo più legato ai rilievi presenti nell’Arco di Costantino e ad alcuni sarcofagi.
La volontà delle nuove classi giunte al potere di imitare l’arte delle classi precedentemente dominanti, sviluppò così un recupero degli stili aulici dell’arte augustea, detta “rinascenza classica costantiniana”.
Questa corrente viene evidenziata in particolare nelle opere di piccole dimensioni, come le gemme e i cammei.
Nelle opere di maggiori dimensioni invece la corrente classicista risulta più aulica, ma priva di spontaneità.

Arco di Costantino
L’Arco di Costantino segna il limite fra il Foro Romano e la zona del Colosseo, fu eretto nel 315 d.C. in ricordo della vittoria di Costantino contro Massenzio. è il più grande dei tre archi trionfali di Roma con un’altezza di 25 metri. Venne costruito in un momento in cui Roma iniziava la sua decadenza a favore di Costantinopoli. Proprio a causa di questa situazione delicata, la ricchezza della città si era ridimensionata, l’attività edilizia era limitata, e lo stesso materiale utilizzato per la costruzione dell’arco era stato prelevato da altri monumenti, attraverso il riutilizzo di statue e decorazioni originariamente poste altrove.