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La Psicologia del Turismo:

un utile strumento per il Marketing Turistico

di Paolo Casetti

Quante  volte abbiamo visto , spesso ironizzando,  gruppi di turisti a fare rapide fotografie con lo smartphone ( una volta avevano la macchina fotografica) e seguire  o inseguire  l’infaticabile guida turistica, che si fa strada tra la gente  con la sua  una bandierina o con l’ombrello?  Quante volte nella scelta di un ristorante si commenta “ qui non entro, il locale  è troppo turistico, andiamo in un altro ristorante dove si mangia veramente bene”. 

Si potrebbe continuare con tanti altri esempi simili, ma tutti riportano alla storica contrapposizione tra il turista, visto come colui che viaggia distrattamente e inconsapevole delle attrattività turistiche che incontra, e di contro colui che si ritiene, spesso con senso di superiorità, vero viaggiatore.

Facciamo caso  nei racconti che si fanno quando si torna da una esperienza turistica, ognuno si mostra come un esperto  viaggiatore che ha scoperto cose nuove, tralasciando che in quei luoghi sicuramente ci sono state, c’erano e ci saranno in futuro  tanti altri viaggiatori come lui.  Nei nostri racconti e narrazioni sull’esperienze turistiche fatte, il turista è sempre l’ altro, mai il protagonista che racconta.

Questa dicotomia di percezione, ha accompagnato il turismo durante la sua evoluzione storica.

Non bisogna infatti  dimenticare che, sia nel proto-turismo (ovvero le prime forme spontanee e non organizzate di turismo), passando per l’epoca del Grand Tour in Italia o per la scoperta del turismo montano o marittimo, coloro che potevano permettersi di fare tali esperienze erano solo le  persone appartenenti all’aristocrazia.  La prima Rivoluzione Industriale e l’evoluzione socio-economica che ne conseguì, fecero crescere ad uno status benestante anche quella che oggi  definiamo Borghesia; avendo raggiunto un certo benessere economico, anche loro iniziarono ad esprimere il desiderio di fare turismo imitando gli aristocratici,  viaggiando verso quelle destinazioni che fino a quel momento erano ad appannaggio solo della nobiltà. 

Gli aristocratici  quando iniziarono a vedere che il Grand Tour in Italia non era più una loro meta esclusiva, ma iniziarono ad incontrare sulla strada  anche Avvocati, Medici, Sacerdoti, Commercianti che volevano vedere le stesse attrattività  che erano appannaggio solo dei nobili europei,  andarono alla ricerca di nuove destinazioni mai raggiunte prima; il tutto per riaffermare il loro status esclusivo di viaggiatori.

Questo contrasto è giunto fino a noi e molto probabilmente ci sarà sempre perché è frutto di leve psicologiche e archetipi che accompagnano da sempre l’essere umano.  Gli studi sulla Psicologia del Turismo hanno cercato di indagare le cause di queste differenze nel percepire se stessi durante l’esperienza turistica. Sarà un tema che affronteremo nel dettaglio nei prossimi articoli; per ora possiamo dire che una delle motivazioni risiede nel fatto che l’esperienza turistica ( ed il relativo costo) è una spesa Ostentativa, oltre a soddisfare bisogni e desideri interiori. Andare in un luogo sognato, condividere foto e video sui social media, il moderno passaparola, fornisce un senso di privilegio ed unicità ; Sentiamo o leggiamo spesso commenti come: “amici , guardate dove sono, qui è un paradiso, guardate che spiaggia, guardate che Hotel“;  e per risposta non mancano mai frasi del tipo “ beato te che fortuna , quanto vorrei essere li; “ ma non lavori mai ? sempre in viaggio sei? “

Coloro che fanno un’ esperienza turistica si possono suddividere in primis in due grandi categorie :

  • I Turismofobici: ovvero coloro che mai e poi mai si definiscono turisti, ma viaggiatori. Amano la novità, l’autenticità,  l’avventura, non sopportano i viaggi organizzati; accettano le scomodità durante il viaggio perché è un tratto distintivo di un viaggio vero ed autentico
  • I Turismofili: cercano solo località di tendenza, vanno dove vanno tutti perché ritengono così di essere nel posto giusto; non rinunciano mai alle comodità; amano i viaggi organizzati, il resort-enclave che sia rassicurante e all- inclusive.

 

Il Marketing Turistico deve necessariamente conoscere questi, ed altri aspetti psicologici del turista/viaggiatore ed usarli  opportunamente per creare una offerta  ritagliata su misura ai bisogni e desideri del cliente. Oggi più che mai , con il moltiplicarsi dei Turismi, la domanda turistica esige una offerta ad hoc. I professionisti del turismo nel loro  specifico settore di attività,  possono trovare nei princìpi della Psicologia del Turismo utili strumenti e tecniche per poter dialogare con i consumatori turistici, ascoltando ed intuendo profili caratteriali, bisogni ed esigenze fornendo così un servizio adeguato. Ricordando sempre, metaforicamente, di non tentare di vendere ad un viaggiatore avventuroso  un soggiorno all-inclusive in un villaggio turistico, o di proporre ad un amante della pensione completa in un Hotel Miramare, una notte in tenda in montagna  per fare un esperienza del  turismo astronomico; esperienze entrambi gratificanti, ma solo se vendute al cliente giusto.