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IL MONDO CAMBIA

di Agostino Porretto

Già Dirigente Generale del Dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo dell’Assessorato Regionale Turismo, Comunicazioni e Trasporti della Regione Siciliana, ha svolto anche incarichi per conto di tale

Regione presso il Ministero degli Affari Esteri per lo Sviluppo della Cooperazione Internazionale, attività di codocenza presso l’università “Luigi Bocconi” di Milano e presso il Politecnico di Milano. Attualmente è Presidente dell’Associazione OPTM (Osservatorio Politica Turistica del Mediterraneo) ed editore della rivista “Sicilia isola del tesoro”.

Strana e mutevole è la Sicilia: ora forte, ora debole; comunque imprevedibile nel suo spazio geopolitico e temporale, ma sempre affascinante e misteriosa.

E non è da adesso; oramai sono secoli che muta pur restando sempre la stessa nella sua primaria identità.

Non sa cosa vuole, con chi vuole stare e perché lo vuole, a quale modello riferirsi. Forse l’anarchia è l’elemento da sempre caratterizzante! Il suo mistero sta proprio nel suo “IO” originario, comunque primordiale.

A cosa è dovuta questa incertezza mutevole e a volte incomprensibile? Forse alla sua evoluzione che ha visto succedersi la presenza di tanti popoli, molto diversi tra loro, che l’hanno visitata e “albergata”?

La sua composizione etnica e antropologica non trova un’unica radice nella quale il popolo siciliano possa interamente identificarsi.

Le diverse etnie “originarie”, provenienti da aree geografiche diverse e ciascuna con propria civiltà e cultura, hanno determinato una “convivenza supportata e accomodata” radicando nei vari territori realtà socioculturali diverse ma tra loro armonizzate dalla precedenti presenze che forse hanno creato quella realtà che alcuni chiamano “sicilianità’ che è la somma di culture, esperienze, sentire e concepire la vita e vivere la vita propri di tanti popoli provenienti da luoghi fra loro lontani e probabilmente senza la Sicilia e senza alcun elemento in comune.

Un risultato, questo, di combinazioni disordinate e disarticolate che, in concreto, non consentono di immaginare e, quindi di costruire, un modello omogeneo di crescita e di sviluppo moderno e razionale.

Ciò è un elemento negativo o può rappresentare un vantaggio sorprendente nel nuovo scenario dell’economia mondiale globalizzata?

Noi pensiamo che la Sicilia, con la sua storia e il suo passato, possa possedere gli elementi essenziali per dialogare con le nuove e crescenti economie di quei Paesi che oggi si inseriscono con forza nel mercato mondiale.

Perché si è convinti di questa posizione di vantaggio?

Primo: perché il mercato mondiale sta spostando i propri interessi da quelli della vecchia Europa-America del Nord a quelli dei mercati dell’Est, del Continente Africano e di parte del Sud America.

Secondo: perché le grandi innovazioni tecnologiche rappresentano lo strumento di una nuova generazione di sviluppo che va al di fuori della logica economica del vecchio sistema, già superato, ma di cui ancora oggi non sono noti, perché non sufficientemente studiati dalla scienza economica, i suoi meccanismi di funzionamento e gli effetti che gli stessi possono produrre su ogni Paese.

Alla certezza di queste due considerazioni bisogna aggiungere l’incertezza degli sviluppi dell’intelligenza artificiale che senz’altro costituirà la base dell’ulteriore moderna rivoluzione in ogni settore delle attività umane.

Le poche azioni oggi sperimentate fanno intravedere effetti poco immaginabili e che sicuramente sconvolgeranno i sistemi produttivi, di marketing e sociali; in sostanza tutta la macro e la microeconomia dei vari sistemi orientali e occidentali subiranno sconvolgimenti che al momento non si è ancora in grado di definire e neppure prevedere.

In questo nuovo contesto cosa può accadere e cosa si può e si deve pensare?

Cosa potrà prevedersi per la Sicilia, per il meridione d’Italia, “per il Regno delle due Sicilie”, per l’intera area mediterranea?

Il nuovo imperativo è: non uscire dal mercato e non restare al di fuori del “nuovo mondo” che si va a formare!

Sicuramente esso rappresenta il “new deal” non solo per l’area del Mediterraneo, dalla quale ha preso origine la centralità occidentale, ma per tutti i continenti del nostro pianeta! A meno che la nostra Europa, riluttante, statica ed egoista per vecchi interessi nazionalistici, non si confronti con la nuova realtà mondiale privilegiando posizioni marginali, che però la faranno divenire il “ghetto” del mondo che corre.

Quest’ultima posizione ci preoccupa molto, specie per le nuove generazioni, che vivono un momento di

incertezza alla ricerca di nuove frontiere e mete a volte molto lontane dalle proprie radici territoriali.

E allora proviamo a pensare, a immaginare, e se siamo capaci a costruire un ipotetico “progetto modello” di crescita e di sviluppo per l’intera area afro-mediterranea (ho cambiato le posizioni geografiche volutamente perché ritengo più meritevole in questa “rivoluzione” il continente africano e non quello europeo), fra l’altro già accennato nei trattati UE di Roma (Nord-Sud) con i già disegnati tre corridoi: occidentale, centrale e orientale, cioè: iberico, italico e greco.

“ L’Europa se vuole esistere nel nuovo contesto globalizzato ha bisogno dell’Africa in un rapporto di reciprocità”

Perché ho fatto queste preliminari considerazioni?

La risposta mi viene suggerita in modo immediata e obbligata!

Si vuole uscire dall’equivoco storico in cui si trova la Sicilia e tutto il meridione d’Italia? Allora occorre aprire balconi e finestre ed eliminare tutti gli steccati e pregiudizi che fino ad oggi hanno mummificato e sclerotizzato l’intero contesto di questa parte del nostro Paese.

Guardiamo dove va il mondo!

Non si può studiare il tutto dall’interno di una stanza o di un Istituto se pur prestigioso.

Il fenomeno va analizzato osservando l’intero pianeta, con particolare riferimento a ciò che è accaduto e che sta accadendo in quei Paesi che proprio in quest’ultimi decenni presentano tassi di sviluppo a due cifre.

Occorre osservare e studiare l’origine dei cambiamenti strutturali di questi Paesi, cogliere quelle innovazioni che hanno determinato l’inizio dei loro processi produttivi e distributivi interni ed esterni, nonché gli effetti socioeconomici che la crescita ha determinato e/o può determinare nei singoli territori anche ad essi esterni. A questo punto bisogna chiedersi: quale è stato il comportamento della forza lavoro e come lo stesso si è formato per inserirlo nei nuovi processi produttivi?

Quesiti questi che richiedono ricerche ed analisi certamente non superficiali.

Torniamo al nostro problema: qual’é la posizione e il ruolo della Sicilia in questo nuovo scenario?

Siamo certi che l’Europa non può continuare ad ignorare questa nuova realtà e girare le spalle al resto del mondo per garantire i propri interessi!

Il direttorio europeo non può continuare a guardare verso est.

A questo irresponsabile comportamento bisogna rispondere con decisa fermezza.

Non bisogna farsi la vecchia solita domanda, cosa dobbiamo fare? o cosa deve fare la nuova classe dirigente? Bisogna soltanto avere la ferma e decisa volontà di cambiare le cose o agganciarsi al nuovo “treno” dello sviluppo globale.

In sostanza, si impone il problema del rilancio di idee nuove per una nuova Sicilia non più passiva, anzi fulcro dell’intero Mediterraneo e piattaforma di riferimento del continente africano.

La Sicilia attore protagonista di una stagione  di dialogo fecondo verso mete di grande crescita

economico-sociale sì da coinvolgere culture, comportamenti, religioni e politiche moderne dirette a realizzare vere democrazie tolleranti e armoniose in cui ciascun popolo possa realizzare le proprie idee e quindi obiettivi senza ostacolare gli altri, e il cui principio comune deve essere quello della libertà dei commerci e delle idee, in sostanza macroaree di libero scambio.

L’Africa come la Sicilia ha fame di innovazione, di istruzione, di investimenti produttivi, di formazione

qualificata e di un reale sviluppo ecocompatibile.

Questa la sfida del prossimo ventennio e la Sicilia ha un grande vantaggio: la posizione geografica e la sua storia passata e recente.

Nello specifico si attribuisce alla Sicilia il ruolo di principale operatore nelle azioni di formazione, non solo delle attività produttive industriali, della ricerca e delle arti e delle professioni, ma anche quelli relativi alla ricerca e innovazione in generale.

Sempre nell’ambito del suo ruolo storico la Sicilia non può non svolgere il compito di formare la nuova classe dirigente dei paesi africani e mediterranei attraverso “città universitarie” multinazionali e multiculturali, sì da dare basi culturali e convinzioni di liberismo omogeneo e moderno, l’unico e vero modo per eliminare conflitti e disagi tra i vari popoli oggi spesso belligeranti.

Sono queste aperture che coinvolgeranno i paesi africani ed europei e possiamo dire senz’altro che la Sicilia è l’unico mediatore di questa visione di sviluppo e di pace.