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BULGARIA ON THE ROAD, LA DESTINAZIONE CHE NON TI ASPETTI!

di Antonio Tabarrini

Metti insieme un organizzatore di viaggi e un’amante della storia, mettili di fronte a una birra una sera in un qualsiasi pub di Milano e vedrai che sceglieranno per il loro viaggio la destinazione che non ti aspetti. 

Le premesse, un paese poco conosciuto in quella parte di Europa Orientale che la storia ha cancellato per mezzo secolo. Un paese che il turismo organizzato trascura involontariamente. Un paese che si confonde per definizione per la desinenza del suo nome.

La Bulgaria la raggiungi comodamente in aereo in due ore, dal 2007 fa parte della comunità europea e entrare nel paese è sufficiente mostrare la propria carta d’identità. 

L’idea di noleggiare un’auto, mezzo conveniente e pratico, è nata dall’esigenza di potersi muovere agevolmente potendo contare su una rete veicolare moderna che collega le città alle zone più lontane. Come spesso accade in questa parte d’Europa e non solo, visitare la grande città e le zone extraurbane più distanti permette di vedere con i propri occhi il solco che la storia ha scavato, al netto dei progressi economici e sociali, tra le comunità nel corso dei decenni. 

Sofia, la capitale, abbraccia idealmente il grande progresso socio-economico, la svolta che il paese ex comunista ha voluto con grande determinazione. 

Sofia è tante cose, il progresso architettonico certamente ma ciò che risulterà vincente agli occhi di un visitatore curioso sono le sue bellissime chiese che raccontano le origini del paese. 

La chiesa di San Giorgio, una chiesa a pianta circolare di epoca paleocristiana edificata a Serdica, nome antico di Sofia in Bulgaria, considerata il più antico edificio della capitale bulgara. 

La chiesa di Bojana, una chiesa medievale appartenente alla Chiesa ortodossa bulgara; l’edificio si trova a Boyana, un quartiere della capitale. L’esterno tradisce una certa sufficienza, ma all’interno troverete un ciclo di affreschi di incredibile vivacità espressiva, contestuali al nostro periodo rinascimentale. L’edificio dal 1979 è nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Ma la chiesa più famosa e più fotografata resta la Cattedrale di St. Alexander Nevskij, all’interna della quale trovano dimora meravigliosi affreschi, più di 300 dipinti oltre alle reliquie del principe russo Alexander Nevskij.

Nel ricordo di quel pub che ha partorito la visita della Bulgaria, i due amici per la pelle non possono non prendere confidenza e annusare la vitalità quasi inaspettata di questo nuovo est che non ci aspettiamo

Sofia è una città moderna, vivace e piena di giovani. Una città che scrive in cirillico ma che pensa sempre più spesso in inglese. Gli ecologisti avranno ettari di parchi verdi da percorrere a piedi o in bicicletta in pieno centro. Infine, chi ama il buon cibo e i locali di tendenza avrà solo l’imbarazzo della scelta nella vasta e variegata offerta della città. Un piatto tipico? La Shishcheta, spiedini di agnello cotti alla brace innaffiati da un ottimo rosso, il Melnik. Non sorprendetevi, l’antica Tracia (oggi anche una piccola porzione di Bulgaria, ieri provincia romana) ha sempre esportato il nettare degli idei a Roma.

Ma la Bulgaria non sarebbe la stessa senza i suoi affascinanti monasteri. Circa 160 Monasteri, alcuni ridotti per mezzi e monaci, altri invece ancora vitali. Circondati da panorami mozzafiato, spesso in magnifico isolamento, con caratteristiche molto diverse l’uno dall’altro, in passato erano centri importanti non solo dal punto di vista religioso, ma per economia e cultura. Come testimoniano architetture e affreschi. Visitarli è un po’ ripercorrere la storia e la spiritualità della Bulgaria. Un percorso che porta nel cuore del Paese, tra piccole città, come PlovdivVeliko Tarnovo e Tryavna, dove scoprire anche artigianato, gastronomia locale e ottimi vini.

Un elenco lunghissimo che ridurremo per esigenze di spazio. Tra i più famosi appena fuori la capitale, Il Monastero di Rila dal 1983 patrimonio dell’umanità dell’UNESCO per il suo valore culturale. Costruito a 1.147 m di altitudine, è circondato dalle foreste del monte Rila. L’edificio del monastero ha quattro piani con 300 celle. Venne distrutto durante l’invasione ottomana e fu ricostruito dal XVIII secolo grazie alle offerte provenienti da tutta la Bulgaria. 

Il Monastero di Rozhen, fondato nel XIII secolo, fa parte di un paesaggio favoloso, dominato dalle piramidi naturali di Melnik. La semplice costruzione in legno, il cortile ombreggiato, i bellissimi affreschi e la iconostasi, danno a questo posto una carica emotiva potente.

Il Monastero di Trojan, ai piedi dei ripidi pendii della catena montuosa di Stara Planina. Il Monastero è sorto nel secolo XVI. Centro del movimento di liberazione nazionale e della cultura, ha dato rifugio al grande rivoluzionario bulgaro, Vassil Levski, l’apostolo della,libertà. Alcuni affreschi portano la firma di Zahari Zograf, pittore bulgaro del risorgimento, fondatore della pittura profana bulgara.

Ma eravamo rimasti ai nostri due impavidi amici e alla fame di conoscenza. C’è un paese intero da scoprire, un’anima di un popolo da far emergere. Una comunità che per cinquanta anni ha smesso di respirare. 

Per farlo percorriamo in auto poco più di 200 Km verso est per raggiungere Veliko Tarnovo. A pochi chilometri da Veliko c’è un paese da non perdere

Arbanasi, è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dall’UNESCO. Le sue origini risalgono alla fine del XV secolo quando un gruppo di cristiani del sud fonda la città. Il XVI secolo rappresenta l’età d’oro del paese. In passato era la residenza estiva degli zar bulgari. I monumenti più importanti sono la chiesa della Natività di Cristo, la Chiesa dei Santi Arcangeli Michele e Gabriele, il monastero di Sveta Bogoroditza, la casa Museo Konstantsaliyata ed altri ancora, diretta conseguenza del boom economico della città, dovuto ai suoi mercanti e alla protezione del Visir.

Veliko Tarnovo è la capitale degli zar medievali del paese, talmente ricca di storia che non potrete annoiarvi.

Non solo nel Medioevo è stata la capitale del Secondo Impero bulgaro, ma fu anche la culla e il simbolo del nazionalismo bulgaro contro la dominazione ottomana.

Le stradine acciottolate e le case a graticcio, sono le caratteristiche del suo centro storico, testimonianze del suo passato più che visibili. Il culmine è la passerella di pietra verso l’ingresso di Tsarevets. Magnifica la vista sul fiume Yantra e sulla città retrostante.

La fortezza è il simbolo di Veliko Tarnovo, uno dei monumenti più amati del paese, la collina degli zar, una vera fortezza naturale di roccia a forma triangolare.

Comprende al suo interno le rovine di almeno 400 abitazioni, 18 chiese, il Palazzo Reale e una roccia per le esecuzioni salendo ancora più in alto si arriva al Complesso del Patriarca. Al centro del complesso la chiesa della Risurrezione, con un ciclo di affreschi del 1985 a racconto della storia bulgara fino alla conquista turca, fra il XIV e il XV secolo.

I nostri amici sanno che il viaggio per definizione non si ferma mai ed è un’eterna sorpresa. L’auto prosegue il suo viaggio verso sud, prima Kazanluk (siamo nella valle delle rose), la visita della Tomba del Trace e il Museo storico di Iskra e poi a Plovdiv.

Plovdiv, patrimonio dell’Unesco si è fregiata nel 2019 del titolo di Capitale della Cultura con Matera. E’ una città elegante con molte vestigia storiche assimilata per alcuni versi a città come Firenze e Parigi. Distesa sulle sponde del fiume Maritsa accoglie numerosi e importanti siti di epoca romana. L’Anfiteatro, lo stadio romano e le Terme. Le origini di Plovdiv in realtà sono preistoriche. Filippo il Macedone prima e Alessandro Magno poi ne fecero il loro insediamento, centro politico ed economico insieme. La città sorge su tre colline e ha un cuore pulsante nella sua parte vecchia. I suoi quartieri “Kapana” in testa, la rendono una città accattivante. E poi c’è la sua parte culturale ricca e ben mantenuta. Immancabile la visita del Museo Archeologico, la Chiesa Ortodossa dei Santi Costantino ed Elena. 

Il circuito ad anello dei nostri intraprendenti amici si sta per concludere. Sulla strada del ritorno c’è tempo per vedere il Monastero di Bachovo e il sito archeologico di Starosel

Per comprendere ciò che hanno visto e ciò che la storia ha ormai sepolto nel tempo i nostri amici completeranno la loro conoscenza di questo splendido paese vedendo la trilogia di un grande regista bulgaro

Stephan Komandarev, dal 2017 al 2023 ha raccontato il mondo sociale della Bulgaria odierna parlando delle storie personali di tre eroi del loro tempo. Un tassista (Directions, tutto in una notte a Sofia 2017), un poliziotto (Rounds 2019) e un’insegnante (Blaga’s Lessons 2023). Esplorando le contraddizioni di un paese che vive ancora sospeso alla ricerca dell’identità perduta.

Mi piace chiudere con un aforisma “eretico” del poeta Radoi Ralin che nel pieno del totalitarismo scrisse 

Io non sono preoccupato per il ministro della cultura. Io sono preoccupato per la cultura del ministro“.

La Bulgaria, un bellissimo paese che piano piano sta raggiungendo piena consapevolezza del proprio essere!